La riforma dei medici di famiglia non risolve i problemi esistenti e ne crea di nuovi. A pensarla così l'Istituto Bruno Leoni secondo cui alla base della riforma c'è la convinzione che "l’impossibilità di fornire adeguata assistenza ai pazienti derivi dal modo in cui sono regolati i rapporti tra medici e Ssn" e che quindi, modificandoli, "improvvisamente tutto si aggiusterà". Per l'Istituto si tratta di una lettura, ingenua perché, in primis, ci sono problemi che non possono essere affrontati con una mera transizione formale da un modello libero-professionale a uno di lavoro subordinato: carenza di medici, non solo di Mmg e di infermieri di famiglia; eccessiva burocrazia; assegnazione al comparto di obiettivi di salute chiari e definiti.
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