La ricerca scientifica non è soltanto una voce di spesa pubblica, né un’attività confinata nei laboratori universitari. È un’infrastruttura strategica, capace di incidere sulla salute, sull’economia e sull’autonomia di un Paese. È questa la tesi al centro di Ripensare la ricerca. Per la sicurezza, la salute e l’economia del Paese (Passoni Editore; € 14,90), il volume con cui Gianluca Polifrone propone una riflessione sul ruolo della conoscenza negli equilibri geopolitici e industriali contemporanei.
Direttore generale della Fondazione Biotecnopolo di Siena, Polifrone affronta il tema con uno sguardo che intreccia politiche pubbliche, innovazione tecnologica e organizzazione del sistema produttivo. Il punto di partenza è il cambiamento degli equilibri globali: dalle biotecnologie all’intelligenza artificiale, dalla disponibilità dei dati alla produzione farmaceutica, il controllo della conoscenza determina sempre più la capacità degli Stati di proteggere i cittadini e competere sui mercati internazionali.
Il nodo italiano è il divario tra eccellenza scientifica e capacità di trasformare i risultati della ricerca in innovazione, brevetti, prodotti e sviluppo industriale. Per superarlo, l’autore propone una regia pubblica stabile, investimenti di lungo periodo, valorizzazione del capitale umano e infrastrutture capaci di collegare ricerca di base, sviluppo tecnologico e applicazione clinica. In questo quadro, il Biotecnopolo di Siena rappresenta un caso concreto attraverso cui ragionare sulle potenzialità di un sistema più integrato.
La prospettiva non è quella di una scienza chiusa entro i confini nazionali. Al contrario, il rafforzamento delle competenze italiane viene presentato come condizione per contribuire con maggiore incisività alla capacità scientifica europea e ridurre le dipendenze strategiche.
A sottolineare la rilevanza di questa impostazione è Alberto Mantovani, presidente della Fondazione Humanitas per la Ricerca e professore emerito di Humanitas University, autore della postfazione, che richiama la propria esperienza sul confine tra ricerca e cura. “La ricerca è una cintura di sicurezza su cui si deve investire”, scrive, ricordando come il valore della capacità scientifica autonoma emerga soprattutto nelle situazioni di crisi. La pandemia ha mostrato quanto la dipendenza da innovazioni sviluppate altrove possa trasformarsi in una vulnerabilità sanitaria ed economica.
Mantovani richiama anche la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, che non dipende esclusivamente dall’appropriatezza e dall’efficienza delle cure, ma anche dalla capacità di produrre conoscenza e innovazione, individuando nella domanda sulle ambizioni scientifiche dell’Italia il cuore del libro, ovvero se l’Italia voglia essere un Paese che produce la propria scienza o uno che si limita a utilizzare a caro prezzo l’innovazione prodotta da altri.