Le donne a cui è stato diagnosticato un carcinoma duttale in situ (DCIS) hanno circa quattro volte più probabilità di sviluppare un cancro alla mammella di tipo invasivo e di morire per tumore rispetto alle donne della popolazione generale: lo evidenzia uno studio pubblicato sul BMJ. Questo aumento del rischio si mantiene per almeno 25 anni dopo la diagnosi, suggerendo che chi è sopravvissuta a un DCIS potrebbe beneficiare di controlli regolari per almeno tre decenni, affermano i ricercatori.
Il DCIS è una malattia in cui si riscontrano cellule mammarie maligne che non si sono diffuse oltre i dotti galattofori. Non è immediatamente pericoloso per la vita, ma può aumentare il rischio di sviluppare in futuro una forma di tumore mammario invasivo.
Uno studio precedente degli stessi autori ha evidenziato che il DCIS rilevato dallo screening è associato a più del doppio del rischio di cancro al seno invasivo e di morte correlata al cancro al seno rispetto alla popolazione generale, ma i tassi a lungo termine dopo la malattia non rilevata dallo screening non sono ancora chiari.
Per far luce sul teme, gli autori hanno utilizzato i dati del National Disease Registration Service per confrontare i tassi di cancro alla mammella invasivo e di morte per tumore mammario dopo un DCIS non rilevato dallo screening con i tassi nazionali per le donne della stessa età nello stesso anno solare e con le donne con diagnosi di DCIS dal programma di screening del seno del Servizio Sanitario Nazionale.
I loro risultati si basano su tutte le 27.543 donne in Inghilterra a cui è stato diagnosticato un DCIS al di fuori del programma di screening del seno del Servizio Sanitario Nazionale dal 1990 al 2018.
Hanno scoperto che a dicembre 2018, 3.651 donne avevano sviluppato un cancro al seno invasivo, un tasso di 13 su 1.000 all’anno e più di quattro volte il numero previsto dai tassi nazionali.
Nello stesso gruppo di donne, 908 sono morte di cancro alla mammella, un tasso di 3 su 1.000 all'anno e quasi quattro volte il numero previsto dai tassi nazionali.
Sia per il cancro mammario invasivo che per la morte per lo stesso tumore, l’aumento del rischio è continuato
Questi risultati, commentano gli autori, dovrebbero orientare le considerazioni riguardanti la frequenza e la durata della sorveglianza dopo una diagnosi di DCIS, in particolare per le donne diagnosticate in età più giovane.
Potrebbe essere utile un approccio più personalizzato e basato sul rischio allo screening del cancro al seno, soprattutto per le donne più giovani. Altri fattori che devono essere considerati includono la storia familiare e le varianti genetiche ereditarie.
In conclusione, secondo gli autori, i risultati di questo studio sono rilevante per tre ragioni. In primo luogo si evidenziano i rischi, spesso trascurati, del DCIS non rilevato dallo screening nel contesto del dibattito in corso sulla sovradiagnosi e sull’eccessivo trattamento del DCIS.
In secondo luogo, perché i risultati suggeriscono che un follow-up più lungo dopo il DCIS potrebbe essere raccomandato poiché i rischi rimangono elevati per un lungo periodo dopo la diagnosi e, infine, perché lo studio fornisce informazioni essenziali per l’ulteriore sviluppo di strategie di screening personalizzate basate sul rischio.