In occasione del congresso della società europea di aterosclerosi (EAS), svoltosi in modalità virtuale (30 maggio – 2 giugno 2021) sono stati presentati i dati del registro dell'ipercolesterolemia familiare omozigote (HICC), il più grande database globale di pazienti con ipercolesterolemia familiare omozigote (IFO). 

Per decenni gli studi hanno trovato una relazione tra l'ictus e a seguire la comparsa di un disturbo ossessivo compulsivo. Ora alcuni recenti dati sembrano puntare verso una correlazione nell’altro senso. E i ricercatori suggeriscono ai medici di monitorare attentamente pressione arteriosa e profili lipidici, spesso prodromi all’insorgenza di ictus, nei pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo.

I dati a lungo termine raccolti nel nord Italia, area duramente colpita durante i primi giorni di pandemia, suggeriscono che la reinfezione dopo il recupero dall'infezione da Covid-19 è molto rara e l'immunità negli ex pazienti potrebbe essere di lunga durata. "L'immunità naturale a SARS-CoV-2 sembra conferire un effetto protettivo per almeno un anno, che è simile alla protezione riportata in recenti studi sui vaccini", ha spiegato il team di ricercatori guidato dal dott. Nicola Mumoli, dell'Ospedale Fornaroli di Magenta.

È online il primo bollettino su “Prevalenza e distribuzione delle varianti del virus SARS-CoV-2 di interesse per la sanità pubblica in Italia”. Il rapporto integra i dati sulle varianti del virus di interesse per la sanità pubblica circolanti in Italia provenienti dall’indagine rapida di prevalenza condotta dall’Iss in collaborazione con Fondazione Bruno Kessler e Ministero della Salute, con quelli sulla distribuzione delle stesse varianti riportata dalle Regioni e Province Autonome (PA) e dal Laboratorio nazionale di riferimento per SARS-CoV-2 dell’Istituto Superiore Sanità nel Sistema di Sorveglianza Integrata COVID-19.

Uno studio condotto su 1.095 pazienti ospedalizzati con Covid-19 ha rilevato che due segni facilmente misurabili - la frequenza respiratoria e la saturazione di ossigeno nel sangue - sono fortemente predittivi di una mortalità più elevata. In particolare, hanno detto gli autori, in tutti i pazienti che hanno avuto esito positivo al test di screening Covid-19 il monitoraggio domiciliare di questi due segni acquista una rilevanza importante soprattutto nell’ambito della Medicina Generale in quanto il medico di famiglia rappresenta il primo contatto per i pazienti.

Il consumo di tabacco continua a contribuire in maniera significativa al carico globale di malattie, causando circa il 12% dei decessi in tutto il mondo nelle persone di età pari o superiore a 30 anni. Quattro importanti società scientifiche - American Heart Association, American College of Cardiology, European Society of Cardiology e World Heart Federation - hanno rilasciato una nota in cui si chiede una azione più incisiva su scala globale per porre fine una volta per tutte all’uso del tabacco.

Un adulto su 7 (14%) con infezione da SARS-CoV-2 ha sviluppato almeno una nuova condizione che ha richiesto cure mediche durante la fase post-acuta della malattia, un tasso che supera del 5% quello che si registra nei soggetti senza infezione: lo rivela uno studio pubblicato di recente sul British Medical Journal.