aggressioni

  • Contro i pazienti aggressivi i medici di medicina generale si difendono mettendo in campo il dispositivo della ricusazione. Il fenomeno ha avuto una vera e propria escalation nel trevigiano (Ulss 2) dove nel 2023 le ricusazioni da parte dei medici di famiglia sono state 500. Per i pazienti ricusati, scegliere un altro medico sarà difficile, vista la penuria di cui soffre il territorio.
  • Secondo i dati di un recente sondaggio di Anaao-Assomed, sottoposto ai propri iscritti attraverso un questionario, l'81% dei colleghi medici e dirigenti sanitari ha subito aggressioni fisiche e verbali, ma il 69% non denuncia. Psichiatria, Pronto Soccorso/Medicina d’Emergenza-Urgenza sono i reparti più a rischio dove si registra il maggior numero di aggressioni da parte dei pazienti e dei loro parenti.
  • La provocazione è stata  lanciata dal segretario nazionale Anaao Assomed Pierino Di Silverio di fronte al lungo elenco di aggressioni. "Gli episodi di violenza ai danni di medici e operatori sanitari non si placano. Ormai è uno stillicidio  - ha detto Di Silverio - che nessuno riesce a fermare. Allora dateci almeno la scorta per poter lavorare".
  • Per contrastare il fenomeno, secondo il presidente della FNOMCeO, "serve una rivoluzione organizzativa e culturale”. Con questo intento la Federazione ha messo in campo due iniziative: una campagna social e a due corsi di formazione a distanza, uno più generale e uno sulle tecniche di de-escalation e di gestione dell’aggressività e dello stress. Iniziative che mirano a formare e informare i medici e a sensibilizzare la popolazione su questo fenomeno.
  • Il sottofinanziamento della sanità, la carenza di medici e personale, la sicurezza inefficiente per chi opera nel Ssn e i servizi deficitari aumentano il malcontento dei cittadini e chi opera nella sanità pubblica diventa il facile capro espiatorio di tutto ciò. Questa in sintesi è la denuncia delle associazione dei medici e infermieri sull'impennata delle aggressioni che ha aperto il nuovo anno.
  • A Cologna Veneta è stato aggredito da un paziente un medico di Continuità Assistenziale per essersi rifiutato di produrre in modo illegittimo un certificato di malattia per giustificare l’assenza dal lavoro. Per Tommasa Maio, segretario nazionale Fimmg Continuità Assistenziale, questo ennesimo episodio dimostra che l’inasprimento delle pene previsto dalla recente legge non è sufficiente, è quindi necessario riconoscere ai medici, nell’esercizio delle proprie funzioni, lo status di pubblico ufficiale.
  • Il fenomeno non si placa. Ad inizio anno si sono verificati nuovi atti di violenza verso medici e sanitari a Prato, Roma, Napoli e Catania. Per il segretario generale della Fimmg c'è la necessità di potenziare la risposta dei servizi sanitari ai cittadini e agire sulla crescita culturale, promuovendo il rispetto verso chi offre assistenza. Nel frattempo, dopo la violenza perpetrata a Prato nel dipartimento di psichiatria dell’ospedale, il Coordinamento Nazionale dei Servizi Psichiatri di Diagnosi e Cura sezione speciale della Sip, ha chiesto al Ministro della Salute l’istituzione di una Commissione Interministeriale che coinvolga il Ministero degli Interni e di Grazia e Giustizia per affrontare celermente il tema della sicurezza degli operatori sanitari.
  • Una domanda legittima visti i continui episodi che si sono susseguiti in queste settimane, tra cui c'è anche da registrare il brutale omicidio del cardiologo Gaetano Alaimo ucciso con un colpo di pistola nella sala di attesa del poliambulatorio. Ma le aggressioni non risparmiano nessun medico da quelli che operano in PS, in continuità assistenziale fino ai Mmg. Il Presidente Umi Francesco Falsetti imputa questo clima di tensione alla disorganizzazione del Ssn che determinerebbe una turbativa del rapporto medico-paziente e un aumento delle violenze sui medici.