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L'Italia investe sempre meno nel Ssn
L’Italia perde ancora terreno nella spesa sanitaria rispetto ai principali partner UE. A sottolineare ciò il 19° Rapporto di CREA Sanità presentato recentemente nella sede del Cnel a Roma. Rispetto ai partner EU, il nostro Paese investe meno nella Sanità, aumenta la spesa privata ed è a rischio l’equità del sistema. Nel Rapporto sono elencate anche alcune proposte per un adeguamento del Ssn alle nuove esigenze della società italiana.
Quanto è differenziata l’assistenza sociosanitaria nelle Regioni?
A dare una risposta a questo quesito è il Rapporto 2024 di Crea sanità: “Opportunità di tutela della salute: le performance regionali” che, attraverso l'analisi dei principali indicatori dell’assistenza sociosanitaria conferma il gap sanitario tra Regioni, soprattutto tra Nord e Sud. Veneto, Piemonte, Bolzano e Toscana sono le Regioni promosse con livelli complessivi di tutela della salute migliori e con un indice di performance che supera il 50% del livello massimo. Anche se il Sud è ancora indietro in termini di livello di performance sanitarie regionali, è proprio nel Meridione che si sono registrati i maggiori miglioramenti negli ultimi cinque anni.
Ssn da rifondare: serve una nuova fase costituente
Il Servizio sanitario nazionale, nato per rispondere alle acuzie, fatica oggi a intercettare i bisogni legati a cronicità e fragilità sociali. Secondo l'analisi di Crea Sanità, serve superare i principi del 1978 e puntare su un “Sistema salute” integrato, con criteri di allocazione espliciti ed equi.
Verso un Servizio Sanitario Nazionale selettivo?
Questa è la strada su cui si è incamminato il nostro Ssn secondo quanto evidenziato dal 18/mo Rapporto Sanità del Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (CREA) dell'Università di Roma Tor Vergata. Al finanziamento della sanità pubblica italiana mancano almeno 50 miliardi per avere un'incidenza media sul Pil simile agli altri Paesi europei e nel frattempo cresce la spesa sanitaria privata delle famiglie. Per i curatori del Rapporto, se non si interviene, cambiando tale paradigma, "si dovrà passare da un Ssn universalistico a uno basato su una logica di universalismo selettivo, che privilegi l'accesso dei più fragili".