EvdIl Quaderno n. 4 della Corte dei Conti, intitolato La sanità in cammino per il cambiamento, offre una fotografia nitida e inquieta del Servizio sanitario nazionale. A distanza di pochi anni dalla fine dell’emergenza pandemica, il sistema appare ancora intrappolato in una spirale di difficoltà strutturali, disaffezione crescente e riforme che faticano a tradursi in realtà. In questo contesto, il ruolo dei medici di medicina generale – Mmg – emerge come snodo cruciale, ma ancora troppo indefinito.
La Corte dei Conti lancia un allarme chiaro sul fronte del personale. Nonostante la chiusura della trattativa per il rinnovo contrattuale 2022–2024 del comparto e l’attesa degli atti d’indirizzo per le convenzioni, incluso quella dei medici di famiglia, il lavoro in sanità resta poco attrattivo. Il fenomeno dell’esodo non è marginale: tra il 2023 e il 2024, oltre 7.600 medici hanno cercato attivamente informazioni per trasferirsi all’estero. Le dimissioni anticipate e il limitato interesse per i concorsi pubblici sono sintomi di una disaffezione profonda verso il servizio pubblico.
Per i Mmg, in particolare, la Corte evidenzia un problema strutturale e generazionale. Nel 2023, più del 68% aveva oltre 27 anni di anzianità di laurea, mentre solo il 4,5% era composto da giovani medici con meno di sei anni di esperienza. Questo squilibrio si riflette anche sul carico di lavoro: ogni Mmg gestisce in media 1.375 pazienti adulti, un livello che compromette la possibilità di offrire assistenza adeguata. A ciò si aggiunge la crisi della formazione: la specializzazione in medicina di comunità e delle cure primarie ha registrato un crollo nel tasso di copertura, passando dal già critico 62,8% nel 2020/21 a un desolante 10,1% nel 2022/23. Nonostante l’avvio della nuova specializzazione in medicina generale, l’attrattività resta bassa, rendendo difficile il ricambio generazionale.
Sul fronte della riforma territoriale, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha stanziato risorse ingenti per la Missione 6 “Salute”, con l’obiettivo di rivoluzionare l’assistenza territoriale attraverso il Decreto ministeriale 77 del 2022. La Corte sottolinea che, pur essendo stati rispettati i target intermedi, è ora necessario passare dalle intenzioni alle realizzazioni concrete. Questo passaggio impone una ridefinizione chiara del ruolo dei Mmg all’interno delle nuove strutture.
Le Case della comunità – CdC – dovrebbero rappresentare il punto di accesso fisico all’assistenza territoriale. In queste strutture, i Mmg afferenti alle Aggregazioni funzionali territoriali – Aft – sono tenuti a garantire l’assistenza medica per almeno dodici ore al giorno, sei giorni su sette. Tuttavia, a metà 2025, solo il 16% dei progetti CdC risulta completato e appena il 72% delle strutture attive offre cure primarie tramite équipe multiprofessionali.
Anche l’Assistenza domiciliare integrata – Adi – è stata potenziata dal Pnrr per rispondere ai bisogni della popolazione anziana. Eppure, la presenza dei Mmg è dichiarata in appena il 28% degli enti erogatori di Adi attivi sul territorio. Le Centrali operative territoriali – Cot – dovranno invece coordinare la presa in carico dei pazienti e fungere da raccordo tra servizi e professionisti, compresi Mmg e pediatri di libera scelta – Pls. La Corte avverte che sarà fondamentale chiarire il ruolo dei medici di medicina generale anche nella riorganizzazione ospedaliera, soprattutto in relazione all’impatto dello stop ai “gettonisti”.
Un altro elemento che dovrebbe toccare profondamente la categoria è l’aumento della rinuncia alle cure. I tassi, saliti fino a quasi il 10% a livello nazionale, si ripercuotono sulla salute della popolazione e alimentano il ricorso alla spesa privata per visite specialistiche. Il potenziamento della medicina territoriale, con CdC e Adi pienamente operative, rappresenta l’unica strada per invertire questa tendenza e affrontare l’emergenza delle liste d’attesa. Rendere i servizi efficienti, accessibili e realmente operativi, con una presenza forte e definita dei Mmg, è essenziale non solo per la sostenibilità del Ssn, ma anche per garantire equità e contrastare l’aumento dei costi a carico dei cittadini.
In conclusione, la sanità italiana è su una strada di cambiamento, ma la rotta resta incerta. La Corte dei Conti richiama l’urgenza di un nuovo Piano sanitario nazionale che chiarisca il ruolo dei diversi attori, inclusa la figura cruciale del medico di medicina generale. Solo così la riforma territoriale potrà diventare una risposta concreta ai bisogni di salute del Paese, e non restare un cantiere incompiuto.
Sintesi del Quaderno n. 4 della Corte dei Conti
Contesto finanziario
1.    Spesa pubblica sanitaria 2024: 138,3 miliardi (+4,9% sul 2023)
2.    Spesa sanitaria totale: 185,1 miliardi; copertura Ssn e regimi obbligatori: 74%
3.    Spesa out-of-pocket (Oop): 37,4% per assistenza ambulatoriale, 75% per presidi medici
4.    Disavanzi regionali: 774 milioni nel Centro-Nord (Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Emilia)
Personale e Lea
⦁    Oltre 14.100 operatori sanitari hanno cercato informazioni per emigrare (2023–2024)
⦁    Solo 13 regioni raggiungono la sufficienza nei Livelli essenziali di assistenza (Lea)
⦁    Rinuncia alle cure: 9,9% a livello nazionale, con picchi in Sardegna (17,2%)
 Attuazione del Pnrr
⦁    CdC completate: 16%; OdC: 14% (giugno 2025)
⦁    Adi: 1,5 milioni di pazienti presi in carico (target: 1,4 milioni)
⦁    Telemedicina attiva solo nel 13% degli enti Adi