Mentre il Ssn accelera per centrare gli obiettivi del Pnrr sulla riforma del territorio, si consuma un insolito paradosso politico: il sottosegretario Gemmato blinda la convenzione, smentendo la linea del ministro Schillaci e dei governatori regionali favorevoli al doppio canale. Fimmg incassa il "chiarimento" e prepara le sue contromisure operative.

di Anna Sgritto

Con il supporto della Pontificia Accademia per la Vita, la campagna internazionale "Thank You Doctor!" rilancia la centralità del medico di medicina generale per contrastare burnout e burocrazia e rafforzare il rapporto di fiducia con i pazienti al fine di costruire un sistema sanitario più equo, umano e capace di rispondere ai reali bisogni delle persone, garantendo al contempo la dignità del lavoro medico attraverso risorse adeguate e il rispetto del tempo di cura.

Il sistema dell’emergenza-urgenza italiano non è più autosufficiente. L’indagine Simeu presentata di recente a Napoli rivela che l’89% delle strutture sopravvive solo grazie a gettonisti e prestazioni extra. Una fragilità che pesa su un volume di attività in costante aumento, con un incremento degli accessi che ha superato il 6% nel biennio 2023-2025.

Mentre i dati Ocse 2025 indicano l'Italia come modello di efficienza nell'assistenza territoriale, la Fimmg dichiara lo stato d'agitazione e avverte: senza il coinvolgimento dei medici di famiglia, il riordino delle cure primarie voluto dal Governo è destinato al fallimento. Nel mirino non c'è solo l'assenza di confronto, ma il paradosso di voler smantellare l'unico pilastro che oggi garantisce i bassi tassi di ricovero nazionali e la presa in carico nelle aree interne.

Il sindacato convoca d’urgenza il Comitato nazionale, contesta ogni tentativo di accelerare il processo riformatore senza una reale concertazione con la categoria e respinge ogni ipotesi di trasformazione dei medici di famiglia in dipendenti del Ssn. Sotto accusa i carichi burocratici e i modelli organizzativi ritenuti incompatibili con il rapporto fiduciario tra medico e paziente.

A dieci anni dalla Risoluzione Onu 2286, la comunità sanitaria italiana si mobilita per chiedere al Governo un impegno concreto contro gli attacchi alle strutture mediche nei conflitti. Solo nel 2025 l'Oms ha registrato oltre 1.300 aggressioni, con quasi 2.000 vittime tra personale e pazienti.

La Società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie interviene sulla proposta del Ministero della Salute inerente al nuovo impianto organizzativo della sanità territoriale e sottolinea la necessità di valorizzare le strutture intermedie come spazi di coordinamento assistenziale. Centrale, secondo la Società scientifica, il rafforzamento del rapporto di fiducia medico-paziente e un investimento strutturale su risorse professionali, innovazione digitale e percorsi formativi.