Restituire attrattività al lavoro nel Servizio sanitario nazionale
"Il differenziale negativo a confronto delle retribuzioni europee delle stesse professioni medico e sanitare, ha prodotto fenomeni negativi e rischiosi per la tenuta del Servizio sanitario nazionale - tine a evidenziare il segretario - quali ad esempio la demotivazione del personale sanitario, la riduzione dell’accesso alle professioni e la difficoltà di reclutamento da parte delle Aziende sanitarie, la migrazione all’estero di ingenti quantità di medici, la difficoltà a garantire la continuità delle cure e il funzionamento di ospedali e di servizi sanitari. L’elenco sarebbe più lungo. Queste le ragioni economiche cui se ne possono aggiungere altre strutturali. Da qui l’inevitabile fuga dal Servizio sanitario verso soluzioni professionali meno logoranti e a più alta gratificazione, nella libera professione così come nelle sanità di altri paesi. Più volte abbiamo 'denunciato' che la formazione post laurea dei medici deve accontentarsi di cifre irrisorie e a futura memoria. Mancano gli specialistici e per risolvere il problema della carenza dei medici non serve l’abolizione del numero chiuso alla facoltà di Medicina, ma risulta imprescindibile mettere in atto una corretta programmazione sui fabbisogni di specialisti, programmazione che parta dai dati sui pensionamenti".
Per Di Silverio c'è bisogno di uno sforzo sociale, istituzionale e politico perché il problema della sanità riguarda tutti. "Perché tutti, indipendentemente dal proprio ruolo sociale o professionale siamo stati - rammenta - siamo o saremo pazienti. Tutti abbiamo bisogno di cure e non vorremmo mai arrivare al punto di non trovare più chi sia disposto a curare. Ribadiamo ancora una volta in questa sede che la soluzione consiste nell’aver il coraggio di studiare e dar seguito a riforme strutturali e non a 'proroghe di fine anno' che, in modo anche necessario ed opportuno, rinviano soltanto il problema, senza risolverlo".