"Il Fondo sanitario nazionale è deputato a finanziare le sole prestazioni sanitarie rientranti nei Lea ed è connotato da risorse limitate". Questo è quanto precisato dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato durante una recente interrogazione parlamentare riguardante la copertura dei costi delle prestazioni sociosanitarie da parte del Ssn per i soggetti con gravi patologie cronico-degenerative ricoverati nelle Rsa. Una dichiarazione significativa visto il recente dibattito sull'emendamento della Senatrice Maria Cristina Cantù (Lega) al Ddl prestazioni sanitarie (Ddl 1241 ) che vorrebbe escludere tali prestazioni dalla copertura del Fondo sanitario nazionale, limitandole esclusivamente alle prestazioni sanitarie. Nello specifico l’emendamento Cantù, mira a modificare l’articolo 30 della legge 730/1983, che attribuisce al Ssn gli oneri delle attività di rilievo sanitario connesse con quelle socio-assistenziali. L'emendamento è stato approvato in Commissione Sanità del Senato.Se passerà anche alla Camera, a carico del fondo sanitario saranno attribuiti esclusivamente gli oneri delle attività di rilievo sanitario, anche se connesse con quelle socio-assistenziali. La copertura totale del Servizio sanitario sarà quindi limitata alle prestazioni intensive ed estensive (in ospedale e lungodegenza/riabilitazione) e non a quelle fornite ai ricoverati delle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) con altissima gravità clinica. La Senatrice chiede anche una retroattività del suo emendamento: ”le disposizioni si applicano anche agli eventuali procedimenti giurisdizionali in essere alla data di entrata in vigore della presente Legge”.
Contro l'emendamento sono scese in campo le opposizioni, i sindacati e anche Medicina Democratica che al riguardo hanno ricordato alcune sentenze della Corte di Cassazione (Cass. civ n° 3490/2023 e Cass. civ n° 2038/2023) dove si riafferma il principio di diritto in base al quale le prestazioni socio assistenziali che sono indiscindibilmente connesse a quelle sanitarie sono incluse in quelle a carico del Servizio Sanitario Nazionale e dunque gratuite per i cittadini.
Medicina Democratica ha tenuto a sottolineare che la richiesta di retroattiva altro non è che "un cavillo burocratico che mira a porre fine ai contenziosi fra le famiglie di alcune persone malate gravi e le case di cura per anziani e disabili (Rsa e Rsd) che non hanno applicato il tariffario di copertura al 100 per cento e che si sono risolti a favore delle persone anziane malate e non autosufficienti".