Farmaci, l'importazione parallela è un'opportunità trascurata
Secondo la normativa europea, il parallel trade consente la distribuzione di farmaci tra Paesi dell’Ue e dello Spazio Economico Europeo, garantendo medicinali sicuri attraverso procedure autorizzative rigorose. Nel 2024, il mercato europeo delle importazioni parallele ha registrato un fatturato di 7,4 miliardi di euro, con risparmi per i servizi sanitari stimati tra i 5 e i 7 miliardi. In Italia, però, il settore ha ancora una quota marginale, frenato da tempi lunghi per le autorizzazioni e dalla mancata inclusione dei farmaci ospedalieri.
"La promozione del parallel trade – sostiene Zullo – consentirebbe di ampliare l’offerta e calmierare i prezzi, evitando monopoli e garantendo continuità terapeutica ai pazienti". Anche il sen. Francesco Zaffini, presidente della 10a Commissione Affari sociali, sottolinea l’importanza di un approccio regolatorio più efficace: "È necessario un ecosistema normativo che coordini esportazioni e importazioni, garantendo un mercato competitivo e sostenibile".
Un mercato ancora limitato, ma con grandi potenzialità Secondo il Giorgio Lorenzo Colombo, Direttore Scientifico di Cefat, nel 2024 i farmaci da importazione parallela in Italia hanno raggiunto un valore complessivo di 226 milioni di euro, con una crescita del 30% rispetto al 2022. Tuttavia, il mercato resta concentrato: nel 2024, l’80% delle vendite in fascia A è stato coperto dai primi 10 farmaci disponibili.
Lo studio mette in luce criticità strutturali, tra cui l’esclusione dei farmaci ospedalieri (fascia H), i tempi lunghi di autorizzazione e la rigidità della riduzione minima del 7% sul prezzo di vendita. Inoltre, le strategie delle aziende originator per limitare l’accesso ai canali di approvvigionamento ostacolano la diffusione del parallel trade.
"In Italia i risparmi diretti per il Ssn potrebbero raggiungere i 239 milioni di euro, se il parallel trade fosse incentivato con misure adeguate", evidenzia lo studio. L’inclusione dei farmaci importati nel mercato ospedaliero e una maggiore trasparenza nelle gare pubbliche potrebbero aumentare la concorrenza e garantire trattamenti a costi più contenuti. Secondo Mattia Bianchi, segretario generale Ami, una revisione della legislazione Ue è fondamentale per valorizzare il settore: "Il nostro comparto rappresenta una risorsa concreta per migliorare l’accesso ai farmaci e mitigare le criticità dovute alle carenze. Accelerare i processi autorizzativi e adottare incentivi mirati sono passi necessari per garantire sostenibilità e benefici a lungo termine".
Per gli esperti, un coordinamento europeo efficace tra importazione e esportazione parallela potrebbe garantire la disponibilità dei farmaci nei diversi mercati, evitando carenze e rendendo il settore più resiliente alle esigenze dei pazienti.