Sanità lombarda: serve un sistema che parli con una sola voce
È quanto emerso dal Forum “Sanità Futura”, promosso da Health Ecole – Scuola di Sanità, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, il Politecnico di Milano e numerosi partner istituzionali e associativi. L’obiettivo dichiarato: trasformare competenze individuali in valore sistemico.
I lavori si sono concentrati su quattro ambiti chiave – procurement, sanità integrativa, connected care e ricerca – accomunati da una sfida trasversale: la mancanza di interoperabilità.
1. Procurement & HTA: innovazione veloce, procedure lente
In Lombardia, oltre 6 miliardi di euro vengono gestiti ogni anno attraverso gare pubbliche. Tuttavia, l’integrazione tra procurement, Health Technology Assessment e programmazione clinica risulta ancora parziale. Solo il 12% dei bandi del 2024 ha incluso criteri legati agli esiti clinici o alla sostenibilità ambientale.
Tra le proposte emerse: istituire tavoli permanenti tra stakeholder, promuovere formazione specialistica sugli acquisti a valore e sull’uso dell’intelligenza artificiale, estendere il value-based procurement ai servizi territoriali e al farmaco.
2. Sanità integrativa: potenziale da valorizzare
Il documento presentato al Forum – “L’evoluzione del sistema sanitario lombardo. Idee di sistema e spunti di riflessione per il 2026” descrive la sanità integrativa come il secondo pilastro del sistema lombardo, non in alternativa al Servizio sanitario pubblico, ma come possibile alleato strategico per rafforzarne l’universalismo. Tuttavia, la collaborazione è ostacolata da scarsa interoperabilità digitale e procedure complesse: solo il 35% dei fondi sanitari è integrabile con i sistemi informativi regionali.
In questo contesto si inserisce la Delibera XII/4986, approvata dalla Giunta regionale il 15 settembre 2025, che stabilisce l’apertura delle prestazioni di Asst e Ircss pubblici anche alla sanità integrativa: assicurazioni, fondi sanitari e welfare aziendale. Non si tratta di una facoltà, ma di una direttiva operativa. Gli erogatori pubblici devono:
⦁ adeguare la disciplina aziendale alle linee guida regionali,
⦁ adottare lo schema di convenzione predisposto dalla Regione, con possibilità di personalizzazione solo formale.
Questo significa che, anche negli ospedali pubblici, chi possiede una copertura integrativa potrà accedere più rapidamente a visite, diagnostica e ricoveri. Una scelta che potrebbe alleggerire la pressione sulle liste d’attesa, ma che apre interrogativi sul principio di equità e sulla tenuta del sistema universalistico.
Il nodo della Medicina generale
Nel documento distribuito al Forum, il coinvolgimento diretto dei medici di medicina generale nella sanità integrativa non è ancora definito. Si ipotizzano progetti pilota per la presa in carico delle cronicità, anche con il supporto di personale sanitario in quiescenza, ma mancano indicazioni su:
⦁ modalità contrattuali,
⦁ compensi,
⦁ criteri di adesione,
⦁ responsabilità professionali.
Per ora, dunque, la sanità integrativa entrerebbe negli ospedali pubblici, ma non è chiaro se e come si estenderà alle cure primarie.
Eppure, il ruolo dei Mmg sarebbe centrale: se l’accesso ai servizi ospedalieri si differenziasse in base alle coperture integrative, il medico di famiglia resterebbe l’unico presidio capace di garantire continuità, appropriatezza, equità e monitoraggio delle cronicità.
Senza una chiara integrazione con la medicina generale, il rischio è una frammentazione del percorso di cura: gestione ospedaliera più rapida per chi ha copertura, territorio che resta indietro.
“Non si tratta di moltiplicare i sistemi, ma di integrarli”, è stato ribadito negli interventi tecnici. Per riuscirci, servirebbero:
⦁ reti di patologia,
⦁ piattaforme interoperabili,
⦁ partenariati pubblico-privati regolati,
⦁ una governance capace di coordinare, non solo autorizzare.
La Lombardia potrebbe diventare laboratorio nazionale di questa integrazione. Oppure il teatro di un sistema a due velocità. Dipenderà da come – e se – pubblico, privato e Medicina generale verranno messi davvero allo stesso tavolo.
3. Connected care: il Fascicolo c’è, ma non si usa
Il Fascicolo sanitario elettronico è uno dei pilastri digitali del sistema, ma il suo utilizzo da parte dei cittadini lombardi è ancora limitato e disomogeneo.
Il Forum propone una rete territoriale più connessa: Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali, servizi domiciliari digitalizzati e personale formato alle competenze digitali. L’obiettivo: garantire continuità, equità e personalizzazione dell’assistenza.
4. Ricerca & sviluppo: un primato da proteggere
Con 19 Irccs e un volume rilevante di studi clinici, la Lombardia è un polo di eccellenza. Ma la frammentazione rischia di rallentare l’innovazione.
Mancano figure strategiche come data manager e study coordinator, e non esiste ancora un centro regionale unitario che coordini Ircss, ospedali e università.
Le proposte avanzate includono: stabilizzazione delle figure chiave della ricerca clinica, standardizzazione delle procedure e rafforzamento del trasferimento tecnologico.
Formazione: infrastruttura invisibile ma essenziale. Il Forum ha ribadito che la formazione non è solo trasmissione di competenze, ma collante sistemico: genera linguaggi comuni, relazioni professionali e accelera l’adozione dell’innovazione organizzativa. Investire nella formazione significherebbe trasformare eccellenze individuali in competenze condivise, portando l’innovazione nella pratica quotidiana.
“La sfida è connettere, non solo innovare”. "La sanità lombarda è riconosciuta per la sua capacità innovativa, ma la frammentazione ancora presente ne può limitare il pieno potenziale - afferma Alvise Biffi, Presidente di Ecole. "Dobbiamo trasformare l’eccellenza in un sistema integrato: la vera sfida non è solo innovare, ma connettere. Il Forum Sanità Futura è una risposta concreta: un luogo in cui pubblico e privato dialogano, producono proposte operative e accompagnano l’implementazione delle innovazioni, in coordinamento con la Direzione generale welfare della Regione ".