Il dolore cronico in Italia resta un'emergenza silenziosa. Nonostante la Legge 38/2010 abbia sancito il diritto di ogni cittadino a non soffrire, un’indagine Swg, commissionata dalla Fondazione Nora e Alberto Gentili, rivela uno scenario caratterizzato da profonda disinformazione e barriere d'accesso. Il dato più allarmante riguarda la continuità terapeutica: il 28% degli intervistati dichiara di non seguire alcuna cura, nonostante una sintomatologia dolorosa media pari a 6,3 su 10.
Il malato con dolore si trova spesso intrappolato in un labirinto. Oltre ai gap informativi - il 47% non conosce la differenza tra cure palliative e terapia del dolore - pesano le difficoltà logistiche e burocratiche:
⦁    Il 37% fatica a individuare i centri di riferimento e ad accedere a informazioni su farmaci ed esenzioni.
⦁    Il 54% riscontra ostacoli diretti nell'accesso ai farmaci prescritti.
⦁    Le terapie con oppioidi e cannabinoidi sono ritenute difficilmente accessibili dal 60% del campione, principalmente a causa di resistenze prescrittive dei medici (55%) e ostacoli normativi (58%).
Il ruolo del Mmg è centrale, ma emergono criticità relazionali. Sebbene il 65% dei pazienti riconosca al proprio medico di famiglia le competenze necessarie, il 44% percepisce che il professionista consideri il dolore un problema secondario. Inoltre, nel 50% dei casi, i malati lamentano una scarsa collaborazione tra il Mmg e lo specialista di patologia, frammentando di fatto l'efficacia del trattamento.
La roadmap degli esperti: i 5 pilastri per il cambiamento
Per superare l'attuale stallo, la comunità scientifica e le istituzioni riunite a Milano hanno delineato una roadmap strategica:
1.    Tutela legislativa. Semplificare le norme per agevolare l’accesso alle cure, evitando di criminalizzare pazienti e medici che utilizzano terapie con oppioidi e cannabinoidi.
2.    Formazione. Introdurre percorsi formativi obbligatori e continui per rafforzare la preparazione clinica sull'uso delle terapie avanzate.
3.    Integrazione professionale. Costruire una rete assistenziale coordinata che veda collaborare stabilmente medico di base, specialista e terapista del dolore.
4.    Informazione. Promuovere campagne istituzionali per abbattere l'analfabetismo sanitario e far conoscere i diritti sanciti dalla Legge 38.
5.    Accesso alle terapie. Garantire equità territoriale per eliminare le disparità regionali legate a liste d'attesa, costi e carenze di scorte di medicinali.
"L'obiettivo è definire azioni concrete" – ha concluso Marta Gentili, presidente della Fondazione – "per innescare un cambiamento normativo e sociale non più differibile, dando voce ai milioni di malati che oggi non si sentono ascoltati".