Evd"Nessuna vera riforma del Ssn può avere speranza se non si rivede il ruolo svolto dai medici delle cure primarie". Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nel corso delle comunicazioni in commissione Sanità del Senato sulle tematiche afferenti ad assistenza sanitaria territoriale, emergenza-urgenza, nonché sui recenti episodi di violenza ai danni del personale sanitario. In particolare, Schillaci ha dichiarato che i medici di medici di medicina generale dovranno lavorare "un determinato numero di ore, assicurando quel lavoro all'interno delle Case di Comunità".

Secondo Andrea Stimamiglio, segretario regionale Fimmg Liguria, tale possibilità, previo consenso degli assistiti, eviterebbe ai pazienti inutili code agli sportelli delle Asl o ospedalieri e permetterebbe al medico di ritrovarsi i risultati direttamente nella cartella dell'assistito. Motivo per cui Stimamiglio ha lanciato una petizione online a cui in 36 ore hanno aderito oltre 300 persone.

EvdDi recente via web, si è svolto l’incontro promosso da Alleanza per la Riforma delle Cure Primarie in Italia finalizzato alla condivisione di un documento sulla crisi del Ssn e su proposte per aumentarne la resilienza, la sostenibilità, l’equità e l’universalismo. All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti di sindacati, ordini professionali, società scientifiche, associazioni: Cgil e Uil, Fvm, Fnofi, Simg, Simccp, Cittadinanzattiva, Forum Diseguaglianze e Diversità, Associazione L’altra Sanità, Coalizione Civica per Bologna, CrAMC.

Nelle Case di Comunità (CdC), realizzate attualmente nella Regione, risulta essere coinvolto solo il 40 per cento dei medici di medicina generale. Questo è quanto si evince dal periodico monitoraggio del Dipartimento di Politiche per la Salute dell’Istituto Mario Negri. L’indagine ha permesso di fotografare la situazione di 105 CdC, di cui 91 classificate come Hub e 14 come Spoke di cui risulta un quadro eterogeneo in termini di organizzazione, qualità dei servizi e risorse umane.