A lanciare l'allarme è Salutequità, Associazione per la valutazione della qualità delle politiche per la salute. "Le attuali coperture relative al personale sanitario per il 2026 - dichiara Tonino Aceti, Presidente di Salutequità - ad oggi si attestano a circa 1,7-1,8 miliardi di euro, a fronte di un costo complessivo che oscilla tra circa 2,1 e 2,3 miliardi. Vanno trovate ulteriori coperture per circa 500 milioni di euro, altrimenti il debito buono relativo alle nuove strutture territoriali previste dal Pnrr si trasformerà in debito cattivo, cioè strutture vuote senza il personale necessario".
Il monito viene dall’Osservatorio Innovazione di Motore Sanità che ha promosso un incontro aperto a tutti gli attori di sistema, in cui si sono sottolineati i rischi del sottofinanziamento della sanità pubblica nella nuova legge di Bilancio. Enrico Rossi, già Presidente Regione Toscana, durante l'incontro ha precisato: “L’analisi della Corte dei Conti, che solitamente non è tenera con gli eccessi della spesa pubblica, dice apertamente che, dopo la parentesi del triennio Covid, l’attuale legge di Bilancio 2023 per i prossimi anni segna l'inizio di una fase di rientro nel rapporto tra spesa sanitaria e Pil, che ricolloca il nostro Paese al di sotto della media dei principali partner europei".
"Fra Piano della Cronicità (PNC) inattuato, Lea fermi al palo e rischio di autonomia differenziata, le disuguaglianze tra cittadini rischiano di acuirsi". Questo è quanto sottolinea, in sintesi, il XX Rapporto nazionale sulle politiche della cronicità “Fermi al Piano” di Cittadinanzattiva. Il Rapporto mostra che le persone con patologia cronica e rara ad oggi in Italia non sono ancora una vera e concreta priorità per le politiche pubbliche sociosanitarie e che bisogna rafforzare la medicina del territorio anche con l’utilizzo di tecnologie digitali per presa in carico e monitoraggio a distanza dei pazienti, ma al contempo è da rinsaldare la cultura dell’interazione e la collaborazione tra i professionisti sanitari, nel rispetto di ruoli e competenze.
"In un Paese con un’età media di 45,9 anni ci dobbiamo occupare dei nostri anziani, dei pazienti fragili, assicurando loro continuità assistenziale sul territorio. Magari partendo dalle farmacie dei servizi e non dalle Case di Comunità”. A sottolineare ciò, durante la trasmissione Start su Sky TG24, è stato Giuseppe Milanese, presidente di Confcooperative. Secondo Milanese c'è la necessità di costruire un sistema territoriale, basato su un’assistenza domiciliare reale, con reti che riuniscano i professionisti già esistenti: Mmg, farmacie dei servizi e cooperative socio-sanitarie.
Continuano le critiche da parte dei sindacati medici alla nuova legge di Bilancio. Per Smi le misure previste provocano un salto all’indietro per medici e sanitari a causa della forte riduzione delle risorse previste per il comparto. Anche l'intersindacale dei medici dirigenti ribadisce la propria contrarietà: "poche briciole stanziate per il 2024 e non per tutti". Nel frattempo Fismu, dopo aver criticato la manovra, fa un appello a Governo e Parlamento: "Se davvero si vuole agire per la riduzione della pressione fiscale, si intervenga anche per i professionisti del Ssn, inserendo nella flat tax anche la quota capitaria Enpam al 15% e detassando la retribuzione di risultato e degli straordinari dei medici dirigenti.