Le dichiarazioni del Ministro della Salute, rilasciate in più occasioni, hanno acceso il dibattito tra le principali sigle sindacali del settore sanitario. L’annuncio di un incremento di 6 miliardi del Fsn per il prossimo anno, destinato ad assunzioni, prevenzione e salute mentale, è stato accolto con favore. Ma è la proposta di “escludere i dipendenti della sanità dal perimetro contrattuale della Pubblica Amministrazione” a sollevare le critiche più accese.
Secondo le ultime rilevazioni Eurostat, il 3,6% della popolazione europea ha scelto di non accedere a trattamenti sanitari necessari, a causa di ostacoli economici, tempi di attesa e difficoltà logistiche. Il dato è ancora più allarmante se si osservano le differenze tra Paesi: in Grecia, ad esempio, la percentuale di rinunce supera il 21%, mentre in Finlandia e Estonia si attesta rispettivamente al 12,4% e all’11,2%. In Italia nel 2024, sono circa 1,4 milioni le persone che hanno rinunciato alle cure.
Secondo le stime Eu, entro il 2071 molti Paesi europei dovranno incrementare fino al 30% il numero di medici e del 33% quello degli infermieri per mantenere gli attuali standard di assistenza. L'Associazione europea dei medici junior propone una strategia fondata su organizzazione dati e benessere per evitare il collasso dei sistemi sanitari.
A undici mesi dalla scadenza finale, la Fondazione Gimbe ha lanciato un allarme sullo stato di attuazione degli obiettivi. Nonostante il rispetto formale delle scadenze e l’erogazione delle rate europee, la spesa effettiva delle risorse e l’avanzamento reale dei progetti procedono con lentezza e con forti diseguaglianze territoriali, rischiando così di sprecare risorse e di lasciare incompiuta la riforma più ambiziosa della sanità italiana degli ultimi decenni.
ll rifiuto del nostro Paese degli emendamenti 2024 al Regolamento sanitario internazionale, in linea con la posizione già espressa dagli Stati Uniti, pone questioni cruciali per la sanità pubblica. La decisione riafferma il principio di sovranità sanitaria, ma apre uno scenario di maggiore responsabilità per istituzioni, medici e professionisti della sanità. Motivo per cui si rende necessario garantire continuità nella tutela della salute pubblica, strumenti coerenti per la formazione e il coordinamento per poter mantenere la fiducia dei cittadini nel sistema sanitario, anche al di fuori dei meccanismi multilaterali.