Approvato dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge delega per il riordino della legislazione farmaceutica italiana. Il Testo Unico punta a semplificare le norme, rafforzare la rete territoriale e promuovere innovazione e sostenibilità. Reazioni positive da Farmindustria, Egualia, Fofi e dalla Fnomceo che sottolinea il ruolo centrale dei medici nell’accesso al farmaco e ribadisce inoltre la necessità di semplificare la prescrizione dei farmaci soggetti a piani terapeutici.
L’Annuario Statistico 2025 della Ragioneria Generale dello Stato conferma una crescita moderata della spesa sanitaria pubblica, ma evidenzia forti squilibri territoriali e una persistente marginalità della medicina del territorio. Ospedali e personale assorbono la maggior parte delle risorse, mentre prevenzione e assistenza primaria restano ai margini. I fondi del Pnrr spingono l’innovazione, ma la burocrazia e la carenza di personale frenano il cambiamento.Si palesa così il rischio di continuare a rincorrere l’emergenza, anziché costruire una medicina del futuro.
La Conferenza Stato-Regioni ha approvato il decreto, frutto della collaborazione tra Ministero della Salute, Mef e Presidenza del Consiglio, che definisce regole operative, responsabilità istituzionali e criteri di sicurezza per l’avvio di servizi sanitari a distanza su scala nazionale. L’obiettivo è garantire prestazioni omogenee, accessibili e tracciabili, valorizzando il ruolo delle infrastrutture regionali e integrando i dati nel Fascicolo sanitario elettronico, segnando così il passaggio definitivo della telemedicina da sperimentazione locale a servizio strutturale del Ssn.
In una lettera inviata ai ministri Schillaci e Foti, le Regioni e le Province autonome chiedono al Governo di garantire la continuità degli interventi sanitari già avviati, chiarire i requisiti minimi richiesti dall’Ue e rivedere le tempistiche di attuazione. Al centro della richiesta anche il Dm 77/2022 per il quale sollecitano una sua applicazione graduale, evitando l’imposizione di standard uniformi ritenuti irrealizzabili in alcuni territori e coerente con le risorse umane realmente reperibili sul territorio e sulla disponibilità effettiva di personale sanitario.
In vista dell’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2026, la Fondazione Gimbe mette nero su bianco il declino del finanziamento pubblico per la sanità italiana. l’Italia è in coda alle classifiche internazionali per investimenti pubblici in sanità: solo il 6,3% del Pil, ultima nel G7 per spesa pro-capite e un divario di 43 miliardi rispetto all’Europa. "Serve un patto politico per rifinanziare il Ssn e restituirgli forza e dignità, perché se non investiamo sulla salute, pagheremo tutto con gli interessi in: disuguaglianze, malattia, impoverimento e perdita di futuro” ha dichiarato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione.