In occasione della festa della mamma, Pina Onotri, segretario generale dello Smi, ha tenuto a sottolineare: "Le diseguaglianze di genere nel mondo del lavoro, il non conciliare i tempi di vita, quelli di cura per i propri familiari con la vita professionale sfavoriscono le donne e anche le donne medico di Medicina generale, alle quali ad oggi non viene riconosciuta la maternità".
Il 58% dei reparti è in overbooking, con pazienti costretti a essere assistiti su lettighe nei corridoi. Inoltre, l’85,6% delle unità denuncia una grave carenza di personale. Circa un terzo dei ricoveri potrebbe essere evitato con una presa in carico più efficace da parte dei servizi sanitari territoriali e una maggiore prevenzione. Questi sono i dati salienti della survey condotta da Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri, su 216 unità operative sparse in tutte le regioni italiane, presentata in occasione del 30° Congresso nazionale che si svolge a Torino.
Sparita, dal testo approvato dal Senato e ora al vaglio della Camera dei deputati la competenza esclusiva dei medici su diagnosi, prognosi e terapia. "Uniformare le professioni sanitarie verso la diagnosi e la terapia - commenta Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed- serve solo ad aumentare quell’anarchia che oggi vige in numerosi settori della sanità: non risolve senz’altro la carenza di personale, non consente di chiarire chi debba fare cosa e, soprattutto, mette a repentaglio la sicurezza delle cure".
Con 99 voti favorevoli, 70 contrari e 2 astenuti, il Senato ha approvato in via definitiva il Decreto Legge (Dl) Pa, introducendo modifiche significative, tra cui la possibilità per le aziende sanitarie di estendere il servizio dei medici convenzionati fino all’età massima di 73 anni, prorogabile fino al 31 dicembre 2026.
Dal report realizzato dal Centro Studi di Egualia emerge che il ricorso ai generici viene privilegiato al Nord (con il 39,8% delle confezioni vendute) rispetto al Centro (29%) e al Sud (23,7%), a fronte di una media italiana del 32%. L’incidenza maggiore di consumo è nella provincia autonoma di Trento (44,7%), in Friuli Venezia Giulia (41,9%), in Piemonte (40%). In coda sono Sicilia (22,7%), Campania (21,9%), Calabria (21,7%).