Questo quanto affermato da Giorgio De Rita, segretario generale Censis, commentando i dati del 21esimo Rapporto "Ospedali & Salute", presentato di recente a Roma, promosso da Aiop e realizzato in collaborazione con il Censis. Per De Rita le fasce di cittadini più fragili economicamente oggi sono costrette a rivolgersi alla sanità a pagamento perché non hanno altra possibilità. Nel 2023, infatti, secondo il Rapporto, il 42% dei pazienti con redditi più bassi, fino a 15mila euro, ha dovuto procrastinare o rinunciare alle cure sanitarie perché nell'impossibilità di accedere al Ssn e non potendo sostenere i costi della sanità a pagamento.
ANCI Sicilia e Rete civica della Salute, preoccupati dalla notizia di 140 milioni di euro in meno per la sanità siciliana (taglio sui fondi complementari al Pnrr) chiedono un incontro urgente con l'assessore regionale della salute Giovanna Volo per comprendere l’impatto che questo taglio avrà sulle Case di Comunità, sugli ospedali e sulle Centrali operative territoriali.
La Corte dei Conti, nella memoria depositata in commissione Bilancio alla Camera, ha dato ragione alle Regioni, che hanno lamentato tagli al comparto sanitario attraverso la sottrazione di 1,2 miliardi destinati a mettere in sicurezza le strutture ospedaliere. Per i giudici contabili la rimodulazione dei fondi per la sanità, prevista dal dl Pnrr, riduce l'ammontare complessivo delle risorse destinabili ad investimenti nel comparto. Sulla questione è intervenuta Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, dichiarando che: “Non c’è nessun taglio alla sanità. Ci sono ancora 2 mld di risorse da programmare sul fondo per edilizia sanitaria”.
La richiesta arriva dal tavolo di lavoro tra Fiaso e Farmindustria che si è riunito di recente presso l’Auditorium “G. Bonadonna” dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano. Nel nostro Paese per la ricerca clinica i processi amministrativi di approvazione risultano più lunghi e difficoltosi rispetto alla media di quelli europei. Inoltre bisognerebbe ripensare i processi a livello dei centri di sperimentazione, su cui ricadono tutti gli aspetti amministrativi per poter restare competitivi.
Il Decreto Tariffe continua a far discutere mentre già si prospetta un ulteriore slittamento dal primo apriile al 1° gennaio 2025. Inascoltato l'appello delle associazioni dei pazienti che avevano scritto al Ministro della Salute sottolineando che le continue proroghe rappresentavano un serio rischio per l'entrata in vigore delle prestazioni inserite nei Lea 2017. Nel frattempo la FNOMCeO ha chiesto l'istituzione di un tavolo presso il Ministero per la valorizzazione della professione medica, ponendo l'attenzione proprio sul nuovo tariffario poiché il costo irrisorio attribuito alle prestazioni rifletterebbe il valore che, in generale, si conferisce ai professionisti che tali prestazioni forniscono.