In occasione della settantacinquesima Giornata mondiale della Salute, che si è celebrata il 7 aprile, il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, ha proposto di aprire una riflessione sul MES, “per trovare risorse che rendano più attrattivo il Ssn per i professionisti, e che, sul territorio, rafforzino le cure primarie con tutte quelle figure e competenze professionali ora quasi assenti”.
Con questa finalità è nata l'indagine sulle banche dei dati sanitarie lanciata dal Dipartimento di Epidemiologia Medica dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, in collaborazione con il “Gruppo Italiano per la Valutazione degli Interventi in Terapia Intensiva” (GiViTI) e il Laboratorio di ricerca per il coinvolgimento dei cittadini in sanità. L'indagine indaga le opinioni su raccolta, pseudo-anonimizzazione, condivisione e riuso dei dati clinici raccolti.
Un pacchetto di misure per la sanità è stato proposto dal ministro Orazio Schillaci. A declinarle è il ‘Decreto legge Energia’ approvato il 28 marzo dal Consiglio dei Ministri e in vigore dal 31 marzo 2023. Misure per il Pronto soccorso, per le professioni sanitarie e i 'medici a gettone'. Secondo il ministro, queste misure rappresentano "i primi passi di una riforma a 360 gradi per la nostra sanità che mira a rimettere al centro il Ssn e gli operatori che vi lavorano, ponendo la massima attenzione alla salute e rendendo più attrattivo il Ssn, non solo come gratificazione economica, ma anche con una migliore organizzazione”.
Sono 14 i punti messi neri su bianco dalla Fondazione Gimbe nel “Piano di rilancio del Ssn", elaborato a seguito di una consultazione pubblica e presentato nel corso della 15a Conferenza Nazionale della Fondazione, svoltasi a Bologna. "Da oltre dieci anni – ha dichiarato Nino Cartabellotta, presidente Gimbe – assistiamo all’assenza di visione e strategia politica a supporto della sanità pubblica, in un immobilismo che si limita ad affrontare solo problemi contingenti: per questo abbiamo elaborato il 'Piano di rilancio' che utilizzeremo come standard di riferimento per monitorare scelte e azioni di chi decide sul diritto alla tutela della salute".
A questa domanda si è cercato di dare una risposta durante l'evento “Territorio, prossimità e digitalizzazione. Quale futuro per le cure primarie e la medicina di famiglia?”, svoltosi di recente a Roma. Si è partiti dalla constatazione che la sanità territoriale è ancora poco digitalizzata e a pagare lo scotto più alto sono i Mmg sommersi da incombenze burocratiche. Secondo il sottosegretario alla Salute, c'è la necessità di sfruttare al meglio "la straordinaria forza delle tecnologie" perché "serve a rendere veramente ‘pubblica’ la sanità su tutto il territorio". Per il segretario generale della Fimmg "i medici devono imparare a fidarsi dei sistemi di ehealth, poiché consentono di semplificare il loro lavoro migliorando l'accesso allo studio dei pazienti".