Come è orientata la scelta dei futuri medici specialisti italiani? Dalla rilevazione di Anaao Assomed e Settore Anaao Giovani risulta una cospicua e pressoché completa adesione a quelle scuole di specialità in cui l’attività privata e ambulatoriale rientra tra gli sbocchi lavorativi, mentre sono abbandonate o neppure prese in considerazione quelle prettamente “ospedaliere e pubbliche” protagoniste nella lotta pandemica, prima tra tutte la medicina d’emergenza urgenza (61% dei contratti statali non assegnati e abbandonati).
Il nostro Paese, dopo lunghi ritardi, si è finalmente adeguato alla normativa comunitaria, grazie ai quattro decreti firmati dal Ministro della Salute a fine gennaio. La comunità scientifica plaude alla piena implementazione nel nostro ordinamento del Regolamento Europeo, che consentirà alla ricerca italiana di restare ai vertici nel mondo. Al cambiamento epocale negli studi clinici è stato dedicato un evento ad hoc, organizzato da FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi).
"L'autonomia regionale differenziata - ha dichiarato Pietro Dattolo, presidente OMCeO-Fi - mette in pericolo il servizio sanitario pubblico. Il decentramento delle funzioni appare oggi come la soluzione per velocizzare le procedure, ma il rischio reale è quello di andare incontro a una totale disomogeneità, a una carenza nelle comunicazioni e nei rapporti sociali, senza cooperazione e interconnessione dei servizi sanitari. Il rischio è scivolare verso una privatizzazione di fatto", mentre il tema cogente "è tagliare la burocrazia e rinnovare l’assistenza territoriale”.
A lanciare l'allarme è il presidente Fiaso, Giovanni Migliore. Malgrado la flessione dei ricoveri riscontranta nell'ultima settima: “Ci preoccupa - sottolinea - che l’85% dei soggetti ricoverati siano vaccinati ormai da oltre sei mesi". Da qui l'invito rivolto ai medici di medicina generale a promuovere "la chiamata attiva al richiamo della vaccinazione anti Covid per anziani e soggetti fragili”.
Per programmare adeguatamente il fabbisogno degli operatori sanitari nel Sistema Salute in Italia e rendere attrattive le corsie, soprattutto nelle prime linee, oggi disertate e progressivamente spopolate, non basta attribuire incentivi a medici e infermieri, ma occorre puntare sulla riforma delle reti di cura e intervenire con specifici adeguamenti contrattuali e lavorativi puntando anche sul benessere organizzativo e sul welfare aziendale. È quanto emerge dalla sessione di studio e di confronto tra esperti, politici e addetti ai lavori, promossa dall'Osservatorio Innovazione di Motore Sanità in una tavola rotonda che si è svolta di recente a Roma.