I tempi di attesa in relazione alla tipologia di richiesta effettuata (urgente breve differita o programmata) nella Regione Lazio non sono rispettati nel 91% dei casi. Questo è il dato che emerge da un sondaggio effettuato dal Centro Studi Fimmg Roma che ha coinvolto 124 Mmg pari a 165 mila cittadini assisiti. "Il non rispetto delle indicazioni di legge - ricorda Fimmg-Roma - comporta che nel 77% dei casi il paziente si rivolge autonomamente a strutture private a pagamento".
Nella Regione: “Manca il personale, non si stabilizzano i precari, non vengono nominati i direttori generali, l’applicazione del Pnrr è una farsa. C'è una forte preoccupazione sul ‘buco’ nei conti della sanità di 400 milioni di euro”. A denunciare tale situazione è stato Paolo Carollo, segretario regionale Fismu alla vigilia del Congresso Regionale straordinario del sindacato che si è svolto di recente a Bagheria.
Questo è stato uno dei messaggi lanciati di recente al Congresso della Società Italiana di Telemedicina (Sit) svoltosi a Bologna. Sit ha sottolineato la necessità di dare adito a progetti a lungo termine condivisi da tutti gli attori in campo, di stimolare la formazione del personale sanitario, di incentivare lo sviluppo di modelli omogenei a livello nazionale, di promuovere un ruolo attivo degli utenti che devono essere adeguatamente informati.
"I dati del 20° Rapporto sull'attività ospedaliera in Italia 'Ospedali&Salute', di Aiop, parlano chiaro: a due anni dalla pandemia - sottolinea Barbara Cittadini, presidente nazionale Aiop, presentando al Senato il Rapporto - non solo non si riscontra il recupero atteso delle prestazioni mancate nel corso della fase pandemica più acuta, ma i volumi di attività e la qualità delle cure non sono tornati ai livelli pre-Covid né per le prestazioni programmate né per quelle urgenti".
Preoccupa il recente documento, presentato dalle Regioni al Ministro della Salute e al Ministro dell’Economia, in cui si 'preannuncia il fallimento della sanità pubblica se non ci saranno ulteriori risorse per il comparto'. "Sono anni che sosteniamo la necessità di aumentare i finanziamenti da destinare alla sanità, se si intende mantenere il Ssn pubblico e universalistico – ha dichiarato Guido Quici, Presidente della Federazione Cimo-Fesmed - ma senza un intervento sulla composizione del Fondo Sanitario Nazionale, il finanziamento non sarà mai sufficiente".