EvdIl Rapporto Censis 2025 fotografa tre emergenze intrecciate. Un Servizio sanitario nazionale allo stremo, con medici e infermieri sotto pressione e oltre 22mila aggressioni in un anno. Un Paese che invecchia rapidamente: 14,6 milioni di over 65 e aspettativa di vita in crescita. Un welfare pubblico fragile, incapace di rassicurare i cittadini di fronte al rischio di non autosufficienza. La sanità resta il pilastro della coesione sociale, ma servono interventi urgenti su personale, sicurezza e assistenza.

Il Rapporto Oasi 2025 del CeRGAS Sda Bocconi delinea un Servizio sanitario nazionale in profonda tensione strutturale, stretto tra crisi demografica, domanda crescente e risorse stagnanti. Le tre narrazioni tradizionali - più fondi, meno sprechi, abbattimento delle liste d’attesa - non bastano più. La partita decisiva si gioca sul territorio, dove la prossimità non coincide con la semplice capillarità degli ambulatori, ma con una presa in carico stabile, multicanale e a forte priorità digitale. Per i professionisti delle cure primarie si apre una stagione di scelte selettive, riorganizzazioni dolorose e necessità di priorità clinico-organizzative chiare.

Al 42° Congresso Nazionale Simg i medici di famiglia lanciano l’allarme: la Broncopneumopatia cronica ostruttiva riguarda oltre 3,5 milioni di italiani, ma la maggior parte dei casi non viene individuata in tempo. Necessari percorsi più semplici, strumenti diagnostici negli ambulatori e maggiore autonomia prescrittiva per terapie tempestive e personalizzate.

L’Ia sta trasformando la sanità europea, ma il nuovo rapporto Oms Europa evidenzia forti disomogeneità. Solo l’8% degli Stati ha strategie specifiche, mentre formazione e regole legali restano carenti. Anche in Italia, nonostante l’approvazione di una legge nazionale, permangono criticità operative e dettagli da definire. Per i medici, la priorità resta chiarezza normativa e percorsi formativi solidi. L’Oms invita i Paesi a rafforzare governance e responsabilità, per un’adozione etica e sicura.

EvdSecondo il monitoraggio della Fondazione Gimbe, presentato al 20° Forum risk management di Arezzo, la sanità pubblica italiana perde terreno mentre cresce la spesa privata, con un out-of-pocket delle famiglie che supera i 41 miliardi di euro. Le strutture private convenzionate, che erogano prestazioni per conto del Ssn, rimangono il punto di riferimento principale. Fondazioni, assicurazioni, investitori privati e partenariati pubblico-privato contribuiscono a un ecosistema complesso, in cui profitti e obiettivi sanitari non sempre coincidono. Gimbe avverte: senza un rifinanziamento stabile del Ssn, il Paese rischia una sanità a due velocità, con disuguaglianze crescenti.