La depressione e l'ansia colpiscono oltre un terzo dei sopravvissuti all'ictus, ma queste condizioni spesso rimangono non diagnosticate o ricevono trattamenti inadeguati. Sebbene le attuali linee guida cliniche raccomandino terapie psicologiche basate sull'evidenza come trattamento di prima linea per i disturbi dell'umore post-ictus, tali suggerimeni si basavano su piccoli studi clinici, con una chiara carenza di prove derivanti da contesti clinici reali.
Una ricerca significativa, pubblicata su Nature Mental Health e condotta da Jae Won Suh e colleghi, ha finalmente colmato questa lacuna. Descritto come il "più grande studio fino ad oggi", questo studio retrospettivo ha valutato l'efficacia delle terapie psicologiche fornite di routine ai sopravvissuti all'ictus. Attingendo a dati dal servizio NHS Talking Therapies in Inghilterra, sono stati analizzati i record di quasi 7.600 individui con diagnosi di ictus. Le sessioni di terapia, erogate tra il 2012 e il 2019, venivano condotte sia di persona che online, e potevano essere individuali o in gruppo.
I risultati sono decisivi: i pazienti che hanno iniziato la terapia entro 6 mesi dall'ictus hanno mostrato un recupero significativamente migliore rispetto a coloro che hanno ritardato il trattamento. Nello specifico, gli individui che hanno iniziato i servizi psicologici 12 mesi o più dopo l'ictus avevano un 20% in meno di probabilità di recupero affidabile dai sintomi di ansia o depressione. Entrambi i gruppi hanno comunque registrato riduzioni moderate della depressione e ampie riduzioni dell'ansia. È stato notato che i pazienti trattati prima hanno costantemente registrato punteggi post-trattamento inferiori sui questionari standardizzati Phq-9 (per la depressione) e Gad-7 (per l'ansia), indicando esiti decisamente migliori. Ad esempio, il gruppo trattato entro 6 mesi ha ottenuto un Ph1-9 medio di 8.7 e un Gad-7 medio di 7.8, rispetto al 9.6 e 8.1 per il gruppo che ha iniziato tra 12 e 23 mesi dopo l'ictus.
Le terapie basate sulla conversazione si confermano dunque efficaci nel trattamento di ansia e depressione post-ictus. Sebbene i sopravvissuti all'ictus fossero altrettanto propensi a migliorare come i controlli senza ictus, presentavano una probabilità inferiore del 10% di recupero affidabile e una probabilità superiore del 16% di deterioramento affidabile. Inoltre, i pazienti con ictus erano tendenzialmente più anziani al momento del referral (età media 57.8 anni vs 40.3), più spesso maschi e più propensi a indicare la depressione come lamentela principale.
Queste scoperte sottolineano l'importanza cruciale per i medici di base e altri clinici che lavorano con i sopravvissuti all'ictus di effettuare screening precoci per la depressione e l'ansia. È imperativo riferire questi pazienti alla terapia psicologica il prima possibile, già nelle prime fasi del percorso post-ictus, per massimizzare le possibilità di un recupero positivo e supportare la loro salute mentale a lungo termine. L'obiettivo è migliorare globalmente la qualità della vita di chi è stato colpito da ictus.

Bibliografia
Suh JW, et al. A record-linkage study of post-stroke primary care psychological therapy effectiveness in England. Nat. Mental Health 2025. https://doi.org/10.1038/s44220-025-00429-z