Uno studio clinico internazionale, con il contribuito del team di Pneumatologia e Fibrosi Cistica del Policlinico di Milano e della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università Statale di Milano, ha dimostrato come l’innovativo farmaco brensocatib sia in grado di modulare efficacemente l’infiammazione nei pazienti affetti da bronchiectasie. I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica The New England Journal of Medicine, saranno sottoposti alla valutazione dell’Fda.
Un livello di colesterolo Ldl inferiore a 70 mg/dL, risultato di una terapia con statine, è stato associato a un rischio ridotto del 26% di demenza per tutte le cause e a un rischio inferiore del 28% di demenza correlata alla malattia di Alzheimer (Adrd): è quanto suggerisce un recente studio pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry.
Trattamenti più brevi con gli stessi risultati: la conferma dal Congresso Europeo che dimostra quanto stia cambiando la radioterapia oncologica. Nel corso del più importante convegno europeo di radioterapisti oncologici, sono stati presentati i risultati di grande rilevanza sull’efficacia e sicurezza di trattamenti più brevi per due tra le neoplasie più diffuse (tumore della prostata e della mammella) e per quello più raro, ma in crescita (tumore anale).
L'educazione del paziente e una comunicazione più efficace possono aiutare i medici a non sentirsi costretti a prescrivere antibiotici a pazienti che non ne hanno bisogno: se ne è parlato in occasione della conferenza Shea Spring 2025 di Orlando, Florida.
Un documento dalla Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (Sisc) e dalla International Headache Society (Ihs) illustra le strategie per affrontare con i farmaci più efficaci un disturbo che colpisce nel nostro Paese oltre 8 milioni di persone. È il primo documento ufficiale destinato ai medici specialisti e non che raccoglie in modo sistematico le raccomandazioni basate su un’analisi rigorosa dell’evidenza scientifica su utilizzo ed efficacia dei farmaci, da quelli tradizionalmente utilizzati ai più innovativi.
Il New England Journal of Medicine pubblica i risultati completi dello studio Surmount-5 che mette a confronto le due principali terapie nella gestione dell’obesità e del sovrappeso. I partecipanti hanno ottenuto una perdita di peso media del 20,2% con tirzepatide vs. 13,7% con semaglutide. Negli endpoint secondari, tirzepatide è risultato superiore a semaglutide in tutti gli obiettivi relativi alla riduzione del peso e di riduzione della circonferenza vita.
La prevenzione primaria è l’arma più importante per contrastare le malattie cardiovascolari e si basa essenzialmente su due elementi: adozione di uno stile di vita sano per ridurre il rischio di insorgenza di patologie, identificazione precoce e adeguata gestione di fattori di rischio (fumo di sigaretta, colesterolemia, diabete, pressione arteriosa). A integrazione di queste misure il medico può prescrivere un nutraceutico ad hoc.