In uno studio multicentrico, randomizzato, controllato, durato 3 anni, il trattamento intensivo con farmaci antipertensivi con l’obiettivo di portare la Pas a valori al di sotto dei 120 mmHg ha ridotto del 12% gli eventi cardiovascolari maggiori (infarto, ictus, morte cardiovascolare, rivascolarizzazione o ospedalizzazione o visita al pronto soccorso per patologie cardiache) nei soggetti ad alto rischio rispetto al trattamento standard con un target di Pas inferiore a 140 mm Hg.
Un recente studio suggerisce che la terapia con semaglutide potrebbe essere una potenziale opzione terapeutica per i pazienti che dopo chirurgia bariatrica non hanno raggiunto una perdita di peso soddisfacente, hanno registrato un recupero di peso e hanno mantenuto un BMI di 40 kg/m2 o più. Questi risultati forniscono prove preziose a sostegno dell’efficacia di semaglutide per la perdita di peso in tali pazienti.
La pandemia ha avuto un impatto sostanziale sul consumo di antibiotici nella comunità nell’UE/SEE tra il 2020 e il 2022, con modelli di consumo orientati al ribasso. Ma un recente ulteriore esame dei comportamenti locali di prescrizione e consumo di specifici gruppi di antibiotici riporta ai livelli pre-pandemici.
Gli effetti pleiotropici delle statine sono stati i protagonisti di una abbondante letteratura, con risultati a volte contraddittori e senza che degli studi controllati abbiano portato a conclusioni univoche e dirimenti. Sembra tuttavia che le statine siano in grado di rallentare il riassorbimento osseo, anche se il problema sarebbe quello di identificare la dose ideale.
In un’analisi post hoc dello studio clinico randomizzato Torsemide Comparison With Furosemide for Management of Heart Failure (TRANSFORM-HF) che ha coinvolto 2.858 soggetti, i pazienti con scompenso cardiaco de novo hanno avuto una mortalità per tutte le cause significativamente più bassa a 12 mesi rispetto ai pazienti con scompenso cardiaco peggiorato. Non è invece emersa nessuna associazione significativa tra il tipo di diuretico utilizzato e gli esiti, né nello scompenso de novo né nelle forme peggiorate.
Tra i pazienti con artrite psoriasica, le donne hanno meno probabilità di ottenere risultati rispetto ai pazienti di sesso maschile negli studi clinici randomizzati con terapie avanzate: lo sostengono i dati presentati ad ACR Convergence 2023. È possibile che le differenze biologiche nel profilo immunitario, nella percezione del dolore o nella farmacocinetica delle classi di farmaci possono spiegare l'effetto differenziale.
Le statine sono tra i farmaci più studiati e i dati confermano la loro elevata efficacia nel ridurre il rischio di infarto miocardico, ictus ischemico, ospedalizzazione per angina instabile, mortalità cardiovascolare e mortalità per tutte le cause. Nonostante queste evidenze, circa il 50% dei pazienti interrompe l'assunzione della statina dopo 6 mesi e solo il 20% dei pazienti ad alto rischio continua la terapia dopo 5 anni. Di recente è stato pubblicato un editoriale sul Journal of the American College of Cardiology dove, tra le altre cose, l’autore scrive che "la questione dell'intolleranza alle statine merita ulteriori approfondimenti, perché mina lo standard di cura per un numero molto elevato di pazienti in tutto il mondo e li lascia vulnerabili agli eventi correlati alle patologie cardiovascolari”.