“La Società Italiana di Psichiatria è fortemente preoccupata dal rischio di costruire una facile risposta politica, che rischia solo di distrarre l’attenzione (e risorse) dal cuore della questione, che è rappresentato dalla crescente moltitudine di persone che soffrono di una patologia mentale e bussano alle porte del servizio pubblico in cerca di aiuto – spiega la presidente SIP, Emi Bondi –. Comprendiamo la necessità di seguire l’onda di consenso di molti influencer, che stanno comunque facendo un gran lavoro di sensibilizzazione sulla salute mentale tra i cittadini, ma finanziare bonus o creare nuovi servizi quando i servizi ci sono già e funzionano bene se finanziati a dovere, non può essere una soluzione a un problema in costante crescita, che viene affrontato con risorse inadeguate da moltissimi anni, oltretutto in progressiva riduzione”.
“Senza un Servizio Sanitario pubblico che risponda adeguatamente ai bisogni riguardanti la salute mentale non sarà più possibile garantire un accesso alle cure equo a tutti i cittadini, né tantomeno indirizzare le risorse verso chi ne ha più bisogno – precisa Liliana Dell’Osso, presidente eletto SIP –. Aumenterà la spesa sanitaria out of pocket, ovvero sostenuta direttamente dal privato cittadino, e sempre più persone saranno vittime di emarginazione causata dalla malattia e dall'impossibilità di ottenere il diritto alla cura. Questo significa condannare i malati all'abbandono, a una vita ai margini, e addirittura, nei casi più gravi, a veder messa in dubbio la loro stessa possibilità di sussistenza. In una società che promuove a gran voce l'inclusione, rischiamo, nella realtà dei fatti, di andare incontro a una epurazione silenziosa dei più bisognosi a causa dei tagli ai servizi”.
“L’istituzione dello psicologo di base quale servizio di assistenza primaria, inserito nell’organizzazione distrettuale con compiti essenzialmente di prevenzione secondaria, distoglie dal vero problema: l’assottigliamento delle risorse destinate ai servizi di salute mentale (adulti e infanzia) e delle dipendenze – aggiunge Moreno De Rossi, vicepresidente SIP –. È questo che, adeguatamente finanziato ed efficientato per venire incontro ai nuovi bisogni, può essere presente capillarmente sul territorio ed effettuare una vera prevenzione primaria, oltre che garantire un trattamento integrato e cure appropriate a coloro che ne hanno necessità, per tutto il periodo necessario alla guarigione. In questo momento, come da tempo sottolineiamo, serve poter dare una risposta coerente alle linee guida e avere psicologi e psicoterapeuti nei servizi pubblici di salute mentale. Serve far seguire all’intercettazione del bisogno la possibilità di cura, vera, reale”.
“Serve insomma fornire il servizio pubblico di risorse adeguate, di psicologi e psicoterapeuti nei dipartimenti – concludono Emi Bondi e Liliana Dell’Osso – e non finanziamenti e bonus che rischiano di fare il paio con le famose brioche di Maria Antonietta”.