Si tratta della sopravvivenza libera da progressione (Pfs) più lunga mai documentata nel tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc) Alk-positivo avanzato, quella registrata a 7 anni dello studio Crown.
L’Nsclc rappresenta circa l'80-85% di tutti i tumori del polmone. All'interno di questa popolazione, il 3-5% dei casi presenta un riarrangiamento del gene Alk. Una delle principali criticità cliniche in questa indicazione è il coinvolgimento del sistema nervoso centrale: fino al 40% dei pazienti sviluppa metastasi cerebrali nei primi due anni dalla diagnosi, rendendo il controllo intracranico una componente essenziale nella valutazione della terapia.
Il trial, internazionale, di fase 3, ha valutato lorlatinib – inibitore di Alk di terza generazione sviluppato da Pfizer – rispetto a crizotinib, in pazienti con Nsclc Alk-positivo avanzato non precedentemente trattati. I dati a 7 anni dimostrano una Pfs mediana non ancora raggiunta, il 55% dei pazienti ancora in risposta e una riduzione del 94% del rischio di progressione intracranica. L’aggiornamento a sette anni ha consolidato i risultati già osservati al follow-up di cinque anni, confermando la durata del beneficio clinico nel lungo periodo.
“Il follow-up a sette anni dello studio Crown rappresenta un passaggio significativo nell'evoluzione delle terapie target per il tumore del polmone Alk-positivo”, dichiara Federico Cappuzzo, Direttore dell'Oncologia Medica 2 dell'Istituto Nazionale Tumori Irccs Regina Elena di Roma. “La Pfs mediana non ancora raggiunta, insieme a una probabilità del 55% di rimanere liberi da progressione, evidenzia un controllo di malattia prolungato che, fino a pochi anni fa, sarebbe stato difficilmente ipotizzabile. La riduzione del 94% del rischio di progressione intracranica ridefinisce in modo significativo le aspettative attuali nei confronti di una terapia target di prima linea in questo setting.”
Fondamentale una diagnosi tempestiva
Per il clinico che quotidianamente gestisce il Nsclc Alk-positivo avanzato, i dati a sette anni dello studio Crown rappresentano un punto di riferimento solido a supporto delle decisioni terapeutiche. Tuttavia, la possibilità di trasferire questi benefici nella pratica clinica dipende in modo cruciale dalla tempestiva identificazione dell’alterazione molecolare alla base della malattia. L’identificazione del riarrangiamento di Alk costituisce infatti una tappa fondamentale del percorso diagnostico, indispensabile per indirizzare il paziente verso terapie mirate sul driver oncogenico.
"Nel carcinoma polmonare non a piccole cellule Alk-positivo, la diagnosi molecolare precoce è il presupposto indispensabile affinché le terapie target possano esprimere tutto il loro potenziale e modificare in modo significativo il decorso clinico. L’identificazione tempestiva e sistematica dell'alterazione di Alk permette di identificare fin dall'esordio i pazienti che possono beneficiare delle terapie mirate più efficaci", afferma Silvia Novello, Direttore dell'Oncologia Medica dell'Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano, Professore Ordinario di Oncologia Medica presso il Dipartimento di Oncologia dell'Università degli Studi di Torino e Presidente dell’Associazione pazienti Women Against Lung Cancer in Europe (Walce). "I risultati dello studio Crown sono di assoluta rilevanza in una patologia che colpisce spesso pazienti giovani, con un'elevata tendenza al coinvolgimento cerebrale: si consolida, infatti, la possibilità di ragionare in termini di controllo prolungato della malattia, superando la tradizionale logica della sola risposta al trattamento. Un cambio di paradigma con implicazioni concrete per la pianificazione del percorso di cura e la gestione del paziente, aprendo nuove prospettive future."
Speranze per una patologia insidiosa
Il profilo demografico del paziente Alk-positivo è uno degli aspetti più caratterizzanti della malattia:
• Età mediana più giovane rispetto agli altri Nsclc – tra i 50 e i 55 anni;
• Prevalentemente non fumatori o ex-fumatori leggeri;
• Distribuzione senza nette differenze di genere, con alcune casistiche che evidenziano una prevalenza femminile;
• Quasi esclusivamente adenocarcinoma;
• Spesso diagnosticato in stadio avanzato (III-IV), con tendenza allo sviluppo di metastasi cerebrali.
L'insorgenza in pazienti giovani, spesso non fumatori, con un'aspettativa di vita lunga, rende il mantenimento della qualità della vita un obiettivo clinico imprescindibile, da perseguire parallelamente all’efficacia del trattamento.
Dal significato clinico dei dati Crown emerge anche il valore di un percorso di ricerca costruito nel tempo, in cui il contributo dell’innovazione farmaceutica è parte integrante dell’evoluzione della medicina di precisione nel tumore del polmone.
“I risultati aggiornati a sette anni dello studio Crown evidenziano un beneficio clinico duraturo e senza precedenti: i dati indicano che la maggior parte dei pazienti con tumore del polmone avanzato Alk-positivo è viva e libera da progressione di malattia, segnando un cambiamento concreto nella prospettiva di vita dei pazienti”, dichiara Barbara Capaccetti, Direttore Medico di Pfizer in Italia. “Lo studio Crown dimostra come l’identificazione di un target driver e il suo trattamento mirato possano modificare in modo significativo la storia naturale della malattia. Questi risultati valorizzano ulteriormente il contributo di Pfizer nella ricerca oncologica e confermano il nostro impegno nello sviluppo di soluzioni innovative per migliorare la cura dei pazienti con tumore del polmone avanzato.”