EvdDalla Lombardia all'Emilia Romagna  fino alla Campania, per la chiusura delle Usca il 30 giugno, secondo le disposizioni di legge, si leva un grido d'allarme da parte dei medici di medicina generale, anche se con qual che distinguo. La posizione più dura è quella espressa dallo Snami. I medici denunciano una situazione paradossale. L'attivazione delle Uca, previste dal DM 77 è in ritardo, i contagi da Covid aumentano e dovranno essere i Mmg, già usurati dal carico di lavoro  a mutuare quello delle Usca. Nel frattempo i colleghi impegnati fino ad ora nelle Unità Speciali di Continuità Assistenziale si ritrovano senza un posizionamento lavorativo. Per esempio, per i 200 medici delle Usca dell'Asl Napoli 2 nord è scattata inderogabilmente lo stop agli incarichi. La comunicazione è arrivata via email ai diretti interessati con una nota a firma del responsabile dell’ufficio, che si occupa delle cure primarie.
Il direttore generale dell’assessorato alla Sanità dell'Emilia Romagna Luca Baldino, dopo la richiesta di chiarimenti di Fimmg Emilia-Romagna e Snami Emilia-Romagna ha affermato di aspettarsi una proroga dal governo del servizio Usca che non è arrivata e per questo dà la massima disponibilità al confronto con le organizzazioni sindacali per trovare una soluzione.
Anche da Varese si leva un grido d'allarme. A lanciarlo è Orlando Rinaldi del Crt Varese Est-Malnate che riferisce delle preoccupazione dei medici di medicina generale. "I colleghi Mmg, in ragione dell'aumento e ripresa, in questo periodo, del numero dei casi di Covid nelle sue varianti attuali, del numero altrettanto probabile di casi non ufficialmente certificati e della scarsa risposta del vaccino in uso (casi di positività non solo dei soggetti non vaccinati, ma anche di quelli con 3 dosi e ciclo completato), unitamente alla reale difficoltà di visitare a domicilio i positivi, interrompendo la restante e già piena attività ambulatoriale, chiedono di poter continuare a servirsi delle Usca, che hanno lavorato bene, con buone capacità, serietà e motivazione".
Ma c'è chi ha un giudizio meno positivo sul ruolo delle Usca, come quello di Domenico Crisarà, vice segretario nazionale Fimmg, il quale asserisce che se si dovesse fare un’analisi costo-benefici, le ombre sarebbero maggiori delle luci. Sulle Usca, dichiara, "è stato fatto uno spezzatino all’italiana. Ad un certo punto ognuno le ha utilizzate come ha voluto. Non discuto la loro utilità. Però hanno finito per 'drogare' il mercato. Mi spiego: perché fare la guardia medica a 23 euro lordi l’ora, lavorando mattina, sera e notte, se l’Usca ne offriva 40 euro con turni solo diurni senza festivi? Tutti hanno scelto l’Usca. Con riflessi su guardie mediche, pronto soccorso e medici di famiglia". Sulla stessa lunghezza d'onda Daniele Morini segretario Fimmg Emilia-Romagna e medico di famiglia secondo cui le Unità speciali di continuità assistenziale non hanno più senso di esistere con la stessa forma organizzativa, ma vanno riorganizzate in seno alla medicina generale.

La dura posizione dello Snami.“Mentre è partita la corsa a riempire la stampa di Pnrr e su quanto sia importante la medicina del territorio - sostiene Angelo Testa, Presidente Nazionale Snami - il primo passo per investire davvero sulla medicina di prossimità è stato decisamente un inciampo. Per le Usca infatti ogni regione si è regolata a modo suo in pieno stile di federalismo sanitario: chi ha deciso per il rinnovo, chi l’ha riorganizzata, chi l’ha definanziata e chi addirittura l’ha chiusa.
Come se non ci fossero ad oggi circa 100.000 nuovi casi Covid, 80 decessi ed un milione di positivi quotidiani. Anche se sicuramenti i nuovi casi sono molti di più, perché con i tamponi “fai da te” per la ricerca del SARSCoV-2 sempre più positivi evitano il canale istituzionale di comunicazione.”
“Altra considerazione-aggiunge Simona Autunnali, tesoriere nazionale Snami - è che la circolazione estiva di vacanzieri di tutti i continenti sta creando una piena ondata estiva di contagi. L’aumento dei posti letto nelle terapie intensive, il basso livello del rispetto delle misure comportamentali raccomandate, in particolare sia situazioni di assembramento che l’allentamento dell’uso della mascherina, e l’annunciata recrudescenza dei contagi nel post estate, non possono essere ignorati! Non può non essere rinnovato un servizio così essenziale.”
“In vista della riforma territoriale, che prenderà corpo prossimamente-conclude Angelo Testa-, le Usca dovranno essere un perfetto esempio di pura domiciliarità per raggiungere il famoso 10% di interventi di prossimità per i cittadini over 65, quasi un embrione ed un progetto pilota delle future Uca.
Noi diciamo che le Usca non devono chiudere e facciamo il plauso a quelle regioni lungimiranti che hanno optato per il rinnovo del servizio, scelta che giova soprattutto ai numerosi pazienti fragili che spesso abitano in zone già disagiate e che da certezza di salute a tanti cittadini”.

(A.S.)