Su 100 denunce che si fanno contro i medici solo 3 si concludono con la condanna. Una realtà preoccupante che alimenta sempre più il dibattitito sulla depenalizzazione della colpa medica. Tale problematica è stata al centro dell'incontro con l'OMCeO di Milano da parte di Adelchi d’Ippolito che guida e coordina la Commissione Nazionale per lo studio e l'approfondimento delle problematiche relative alla colpa professionale medica, istituita con un decreto del ministro della Giustizia, atta a rivedere, la Legge Gelli-Bianco. Si tratta del primo di una serie di incontri e di confronto con gli Ordini dei medici sul territorio, con le assicurazioni e le associazioni dei pazienti.Su Google digitando ‘colpa medica’ le prime 10 voci che compaiono sono sponsorizzate e recitano, più o meno: “Denunciare un medico, richiedi il tuo risarcimento”, “Vittima di un danno medico? Risposta in tempi rapidi”. Un grande business. Come ricorda l'Anaao, ogni anno in Italia vengono intentate 35.600 nuove azioni legali, mentre ne giacciono 300 mila nei tribunali contro medici e strutture sanitarie pubbliche. Oltre la metà di queste sono in corso tra Lombardia e Lazio. Ma nella maggioranza dei casi (nell’ambito penale) si traducono in un nulla di fatto e con il proscioglimento, però con costi giganteschi per le casse dello Stato, cioè di tutti noi. Detto questo, il problema degli errori esiste, eccome, e non solo in Italia. Si tratta soprattutto di infezioni correlate all’assistenza sanitaria (6-700 mila casi) che si trasformano in decessi nell’1% (parliamo comunque di 6-7 mila persone). Si tratta di stime (in Italia non ci sono statistiche attendibili), e i casi sono in diminuzione. Ma tutto questo si trasforma comunque in costi, questi sì, facili da individuare. Quelli della cosiddetta ‘medicina difensiva’ che finiscono non solo a carico di medici, di pazienti, ma soprattutto della sanità pubblica, oltre 10 miliardi ogni anno, andando ad incrementare ulteriormente anche le già lunghe liste di attesa. Un tema caro al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, che si è già espresso a favore della depenalizzazione, e comunque di rivedere, in senso più protettivo, la Legge “Gelli-Bianco”, e del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha istituto il 28 marzo scorso una Commissione Nazionale sulla colpa medica, guidata e coordinata da Adelchi d’Ippolito, procuratore della Repubblica di Venezia, che negli anni di carriera ha ricoperto tra i vari incarichi anche il ruolo di primo Consigliere del Ministero della Salute. Il prof. d’Ippolito ha proposto alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) e al suo presidente, Filippo Anelli, di volere dialogare, nell’ambito dell’attività della commissione, con i professionisti dei diversi ordini Provinciali, incontrandoli sul territorio, ovvero nelle Regioni di appartenenza, e raccogliere pareri in merito alla proposta avanzata da Schillaci. Il primo di questi appuntamenti è statao proprio con l’Ordine dei Medici di Milano, con i suoi vari specialisti, e si è svolto presso l’Università Statale.
“La Commissione per lo studio e l'approfondimento delle problematiche relative alla colpa professionale medica – spiega il suo presidente, Adelchi d'Ippolito – è stata istituita con un decreto del ministro della Giustizia Carlo Nordio del 28 marzo scorso e si è insediata formalmente lo scorso 13 aprile. L’obiettivo non è certo l’impunità, ma quello di individuare un perfetto punto di equilibrio tra la piena tutela del paziente e la serenità del medico, perché un professionista sereno è di interesse della collettività. Il dato dal quale partiamo è che su 100 denunce che si fanno contro i medici solo 3 si concludono con la condanna. Quindi significa che le altre 97 si dimostrano infondate, appesantendo la Giustizia e rendendo i medici più preoccupati, costretti al ricorso alla medicina difensiva. Abbiamo già ascoltato le associazioni scientifiche dei medici e il presidente della FNOMCeO. Quella di a Milano è il primo di una serie di incontri con gli Ordini dei medici sul territorio, con le assicurazioni e le associazioni dei pazienti”
“La depenalizzazione della colpa medica significa la non imputabilità del medico per omicidio colposo/lesioni colpose – spiega il presidente dell’OMCeO-Mi, Roberto Carlo Rossi –. Noi siamo favorevoli, ma vi sono pareri contrastanti tra i giuristi. Alcuni ritengono la richiesta anticostituzionale. In merito alla questione qualche passo è stato già compiuto attraverso una ‘blanda’ revisione del Codice penale prevista dalla Legge Gelli, risultata tuttavia poco efficace. Va detto – continua Rossi – che la stessa Gelli non viene equamente e adeguatamente applicata su tutto il territorio nazionale; pertanto, ha un ampio margine di miglioramento. Inoltre, anche da un punto di vista civilistico, i medici sono ancora troppo esposti. Infatti, se da un lato la Legge Gelli favorisce che venga chiamata in causa la struttura sanitaria piuttosto che il medico, dall’altro il medico è a sua volta spesso tratto in causa dalla struttura”.
“Sin dagli albori del diritto – prosegue Giuseppe Deleo, medico legale e Consigliere dell’Ordine ddei Medici di Milano – si è di fatto applicata alla colpa medica la medesima criteriologia delle altre 'colpe', senza però tenere conto dell’unicità e peculiarità del ruolo del medico stesso, la cui opera insiste, per forza di cose, sull’incolumità del corpo e della persona, attraverso la somministrazione di terapie mediche o attraverso i trattamenti chirurgici, per tutelare il benessere della persona stessa. In funzione di tutto ciò e senza certamente volere sfuggire al riscontro giudiziario il medico meriterebbe un inquadramento legislativo e giuridico dedicato ed a se stante a motivo della profonda differenza sostanziale di ruolo rispetto a qualunque altra figura di potenziale responsabile civile”.
“Quello che noi proponiamo è di agire sulla colpa medica, che nel 95% dei casi, dal punto di vista penale, finisce in un niente di fatto, ma resta una spada di Damocle sulla testa del medico – conclude Rossi –: Anche in caso di assoluzione, infatti, il medico stesso è gravato dal carico di spese legali. Fatta salva la disponibilità di eventuali assicurazioni. Il problema resta quindi in ambito civile. Sia chiaro: non si chiede l’impunità assoluta, poiché, in caso di evidente errore sanitario, in sede civile, è sempre possibile per il danneggiato fare causa. Ma in quel caso, di solito, subentrano le assicurazioni per l’aspetto pecuniario”.
Amami: medici, un terzo della vita lavorativa sotto processo per cause infondate
"Abbiamo portato all'attenzione della Commissione ministeriale alcune proposte legislative che scaturiscono da alcuni dati incontrovertibili: ci sono oltre 30.000 cause all'anno contro i medici; in ambito penale circa l'85% delle cause finiscono in un nulla di fatto e anche in ambito civile la maggior parte delle cause si rivela infondata e spesso il risarcimento avviene solo per iniziative dell'assicurazione (non condivise dal medico); un processo dura in media tra i 5 e i 7 anni e i medici sono l'unica categoria di professionisti a passare un terzo della propria esistenza lavorativa sotto processo". Lo ha spiegato all'agenzia Dire il coordinatore del Board legale dell'Associazione per i Medici Accusati di Malpractice Ingiustamente (Amami), l'avvocato Jacopo Maggiorotti, audito a Roma presso il ministero della Giustizia dalla Commissione ministeriale per lo studio e l'approfondimento delle problematiche relative alla colpa professionale medica.
"Tra le altre - prosegue il legale- le proposte che hanno suscitato maggiormente il favore della Commissione sono state quella di introdurre delle cause di inammissibilità, cioè dei filtri preliminari alla richiesta risarcitoria per evitare il ricorso spregiudicato allo strumento giudiziario".
"Altra proposta - rende noto il coordinatore del Board legale Amami- è stata quella di prevedere un 'fondo vittime dell'alea terapeutica' che avrà lo scopo di indennizzare le vittime delle complicanze incomprimibili e imprevenibili insite nelle cure, come ad esempio le infezioni nosocomiali".
"Per quanto riguarda i prossimi passi, come di nostra consuetudine - conclude l'avvocato Jacopo Maggiorotti- collaboreremo con il governo per continuare a scrivere delle norme in grado finalmente di restituire serenità al rapporto tra medico e paziente".