Gli studi dei medici di famiglia sono un avamposto contro la violenza sulle donne
La Società Italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie (Simg) richiama l’attenzione sul ruolo cruciale degli ambulatori di famiglia: luoghi di prossimità e continuità assistenziale, capaci di cogliere i primi indizi di violenza domestica.
“Non sempre i segnali sono eclatanti – spiega Camilla Mandatori, medico di famiglia e membro Simg –. Uno sguardo che sfugge, risposte esitanti, ferite spiegate male o sintomi ricorrenti senza causa organica possono rappresentare indicatori da non sottovalutare. È la relazione costruita negli anni che permette di cogliere ciò che non viene detto.”
Il presidente Simg Alessandro Rossi sottolinea la necessità di formazione specifica: “I Mmg devono imparare a chiedere di più, con competenza e cautela. La violenza sulle donne resta un fenomeno sommerso e il medico di famiglia è uno dei pochi professionisti che può intercettarne lo strato invisibile, prima che sia troppo tardi.”
L’appello della Simg si intreccia con iniziative culturali e sociali, come la giornata “La voce delle ferite” promossa dalla Fondazione Artemisia Ets. “Il medico di famiglia può individuare subito un episodio di violenza – ha commentato l’attrice Maria Grazia Cucinotta, presidente dell’associazione Vite senza paura –. Le donne dovrebbero sentirsi libere di denunciare anche in ambulatorio, che può diventare un punto di riferimento sicuro.”
La Simg invita quindi a considerare l’ambulatorio del medico di famiglia non solo come luogo di cura, ma come presidio di protezione e ascolto, parte integrante della rete contro la violenza sulle donne.