Questa è la proposta lanciata da Pina Onotri, segretario generale Smi e da Fabiola Fini, Vice Presidente Fvm e vice segretario nazionale Smi, intervenendo alla IV Conferenza Nazionale Anaao Donne. “Le donne nelle professioni sanitarie, nel nostro Paese - hanno dichiarato - sono la maggioranza sia in ambito ospedaliero sia in quello della Medicina Generale, hanno bisogno, già dalla prossima legge di bilancio di segnali chiari e di scelte politiche attive che diano risposte ad una realtà lavorativa in continua crescita”.
Una forma di protesta, e di denuncia, questo è il Doctor Day, organizzato dalla Fimmg di Roma e del Lazio, in cui sono stati presentati i dati del lavoro svolto in questi due anni di pandemia dai medici di famiglia. Numeri che smentiscono una narrazione forzata volta a smantellare il pilastro centrale della sanità pubblica territoriale, cioè la Medicina Generale. Un filone di pensiero delegittimante che non ha scalfito la fiducia del cittadino nei confronti del proprio medico, ma ha diffuso a piene mani un senso di frustrazione nella categoria con la corsa al pensionamento e la fuga dei giovani medici dalla MG. Per richiedere ascolto e sostegno i medici si sono rivolti direttamente al Presidente della Repubblica attraverso l'invio di una missiva.
Questo il messaggio lanciato nel corso della presentazione del neonato Centro Studi e Ricerche Sociali e Sanitarie della Fismu, intitolato a “Giulio Alfredo Maccacaro", svoltosi a Roma nella sede Enpam. Secondo i partecipanti all'evento, il Pnrr rappresenta un passo importante sul piano delle strutture, ma, per realizzare una Medicina di prossimità rispondente alla domanda assistenziale e di salute, serve una grande riforma con risorse dedicate, per il personale, per un nuovo sistema formativo, per l'integrazione socio sanitaria e la digitalizzazione nazionale. Da qui nasce la necessità di aprire un grande dibattito pubblico e politico che coinvolga sindaci, sindacati, istituzioni ordinistiche, cittadini, governo centrale e regioni.
Questo il tema al centro dell’incontro pubblico tenuto in diretta streaming sul canale Facebook dell’Ordine dei Medici di Latina in cui lo Smi ha lanciato alcune proposte, soffermandosi sulle criticità che attanagliano la professione: sistema formativo, ritmi di lavoro, stipendi, mancanza di tutela sul lavoro che disincentivano i giovani medici a scegliere la Medicina Generale. Attualmente almeno 1,5 milioni di italiani sono senza il proprio medico di fiducia.
Snami ribadisce le proprie posizioni in merito al Corso di Formazione in Medicina Generale, sottolineando la necessità di una formazione sempre più pratica in cui siano rimosse tutte le incompatibilità e le borse corrisposte ai medici siano equiparate almeno a quelle delle altre specializzazioni. Federico Di Renzo, responsabile Nazionale Giovani Medici Snami, ha dichiarato: “Urge che la convenzione venga integralmente inserita in un processo di riforma del corso di formazione sempre più pratico e non più osservazionale".
La Conferenza Stato-Regioni ha ratificato l’Ipotesi di Accordo Collettivo Nazionale per i medici di medicina generale. Per la Fimmg tale ratifica mette finalmente la parola fine ai dubbi sulla posizione contrattuale della categoria confermando il convenzionamento dei Mmg, ma per il sindacato però c'è bisogno di un finanziamento specifico per sburocratizzare il sistema e i carichi di lavoro dei medici di famiglia. Smi ha una posizione più critica al punto che dichiara: "L’intesa siglata dalla Conferenza Stato-Regioni lascia l'amaro in bocca perché non viene incontro alle nuove necessità della professione" e soprattutto non dà alcuna risposta per "fermare sia l’esodo all’estero dei giovani medici, sia i prepensionamenti di massa".
A sottolineare questo concetto è Roberto Pieralli, presidente dello Snami Emilia-Romagna secondo cui, quello di cui "la politica dovrebbe tenere conto", in merito al futuro del nostro Ssn, è anche "l'esodo dei professionisti del comparto" dalla sanità pubblica verso quella privata o la libera professione" e la minor attrattività verso la Medicina Generale delle nuove leve per "il carico burocratico che negli anni si è accumulato sulle spalle dei i Mmg". Inoltre, per Pieralli, 17.000 posti in più nelle scuole di specializzazione, annunciati dal Ministro della Salute, non bastano ad arginare la crisi del personale medico.