Ci sarebbe un muro che separa gli ospedali e la medicina di primo livello secondo i dati della survey condotta dalla Federazione ospedaliera dei medici internisti (Fadoi) e presentata a Rimini nel 29° Congresso nazionale Fadoi. Un muro di incomunicabilità che ha delle conseguenze rilevanti sulla qualità dei ricoveri. In media tre ricoveri su 10 si sarebbero potuti evitare con una migliore presa in carico dei pazienti da parte dei servizi territoriali. Il che in numeri assoluti significa 2 milioni e 250 mila ricoveri evitabili l'anno, pari a uno spreco di circa 6 miliardi, calcolando che il costo medio di un ricovero è di circa 3mila euro. E se questo non bastasse, si rileva un altro fenomeno preoccupante legato sempre ai ricoveri impropri: sono in media il 20% dei ricoveri sono di natura 'sociale' più che sanitaria. Si tratta di pazienti che si sarebbero potuti assistere anche a casa se solo si potesse contare su di un servizio di assistenza domiciliare o di una una rete familiare in grado di accudirli. A differenza del Ministro della Salute che, intervenendo al Congresso, ha speso parole di speranza nella risoluzione di queste problematiche attraverso gli Ospedali e le Case di comunità (Mission 6 Pnrr), i medici della Fadoi non sono affatto fiduciosi: solo il 7,6% confida nella riforma della sanità territoriale.In un ospedale italiano su tre, oltre il 40% dei ricoveri è causato dalla mancata presa in carico del territorio. Partendo dai ricoveri 'sociali', ovvero quelli legati a mancanza di assistenza domiciliare o territoriale, questi rappresentano il 20% del totale nel 31,7% delle strutture interpellate mentre la quota supera il 30% nel 15,4% degli ospedali e il 40% nel 4,7% degli stessi, per una media di un ricovero su 5.
Nel 34,1% delle strutture si sarebbero invece potuti evitare circa il 30% dei ricoveri con una migliore presa in carico dei pazienti nel territorio.
Percentuale di ricoveri impropri che è di più del 40% nel 33,7% dei nosocomi, mentre in altre realtà ospedaliere la quota di ricoveri evitabili oscilla fra il 10 e il 20%. Solo l'1,8% non segnala ricoveri impropri per carenze della sanità territoriale.
Variegate le azioni che a giudizio dei medici internisti ospedalieri avrebbero potuto evitare ai pazienti di soggiornare in reparto. Per il 32,6% servirebbe un maggior rapporto tra ospedale e territorio, per un altro 32,4% una maggiore offerta di assistenza domiciliare integrata, per il 21% basterebbero le nuove case e ospedali di comunità e per il 13,9% sarebbe necessaria una apertura più continuativa degli studi dei medici di famiglia.
Mmg e aggiornamento fascicolo sanitario elettronico. Appena il 20% dei Mmg aggiorna il fascicolo sanitario elettronico ed i consulti con i medici ospedalieri sono rari o inesistenti nell'85% dei casi. Il Fascicolo sanitario elettronico dovrebbe contenere tutta la storia sanitaria di un paziente, dalle patologie alle terapie che si assumono al momento di entrare in ospedale. Questo sarebbe appunto lo strumento, afferma Fadoi, che consentirebbe a ospedale e medici territoriali di comunicare pur a distanza.
Tuttavia, rileva l'indagine, i medici del territorio, anche per farraginosità burocratiche, non riescano ad aggiornarlo nel 39,3% dei casi o lo fanno raramente nel 41% dei casi.
Le stesse alte percentuali si ritrovano quando si tratta di rilevare il dialogo tra medici ospedalieri e territoriali. I primi nel 71% dei casi si consultano solo raramente con i medici di famiglia e gli specialisti ambulatoriali quando un paziente viene ricoverato, mentre per il 13,7% il consulto non avviene proprio mai. Si verifica invece abbastanza frequentemente appena nel 15% dei casi. La consulenza si attiva sempre appena lo 0,2% delle volte.
Le Case di Comunità non sono risolutive. Per Fadoi la riforma della sanità territoriale, con i previsti ospedali e Case di comunità, difficilmente riuscirà a risolvere il problema dei ricoveri impropri: mancano disposizioni su chi debba lavorarci e in quale rapporto con l'ospedale. Queste strutture, secondo quanto evidenziato dalla survey della Fadoi, per il 38,7% dei medici internisti ospedalieri non riusciranno ad evitare il ripetersi di ricoveri ed accessi impropri ai pronto soccorso, mentre per il 29,4% potranno influire positivamente ma a patto che la riforma venga modificata.
La riforma della sanità territoriale è appunto centrata sui maxi ambulatori aperti sette giorni su sette, ossia le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità che dovrebbero accudire i pazienti che possono essere dimessi ma non sono in grado di tornare a casa propria. Per il 42,1% degli internisti ospedalieri occorre prima di tutto un provvedimento, ancora mancante, che fornisca indicazioni precise su quali professionisti del territorio e con quale modalità debbano lavorare nelle nuove strutture, mentre per il 27,9% occorrono regole che disegnino il rapporto tra queste strutture e l'ospedale. Per un altro 20,5% servono piattaforme informatiche comuni tra ospedale e strutture del territorio, perché anche qualora i medici schierati in queste ultime aggiornassero il fascicolo sanitario elettronico, oggi in molti casi i sistemi informatici delle varie strutture sanitarie, anche di una stessa regione, non comunicano tra loro. Solo per il 9,5% servirebbero invece finanziamenti specifici per il personale delle strutture territoriali.
I commenti
"L’indagine condotta in questi giorni da Fadoi - avverte il Presidente Francesco Dentali - dimostra numeri alla mano quello che come internisti ospedalieri abbiamo sempre denunciato, ossia lo scollamento pressoché totale tra ospedale e territorio. Anacronistico in un Paese che invecchiando vede aumentare il numero di pazienti cronici con poli-patologie che richiedono una presa in carico globale, che ricomprenda sia la fase che precede il ricovero sia quella seguente", Purtroppo, come segnalano a larga maggioranza i nostri medici - continua Dentali -, questa frattura non sarà ricucita dalla riforma della sanità territoriale finanziata con i soldi del Pnrr, che ha disegnato le mura delle nuove strutture, senza definire chi ci lavora e come si rapportino con l’ospedale".
"Come mostrano i risultati della survey, servono regole chiare e stabilite a livello nazionale che leghino tutta la filiera del Servizio sanitario nazionale. Oggi invece - afferma Dario Manfellotto, presidente della Fondazione Fadoi - i percorsi di cura sono frammentati e spesso si formano dei colli di bottiglia che intasano le strutture".