La 25esima edizione dell'Osservatorio sulle Aziende e sul Sistema sanitario italiano, pubblicato dal Cergas di Sda Bocconi, i cui principali risultati sono stati presentati di recente presso l’Aula Magna dell’Università Bocconi di Milano, fotografa una situazione drammatica di un servizio sanitario universalistico che non può riuscire a soddisfare i bisogni di salute, tra attese e risorse in campo. L’analisi, elaborata dal gruppo di ricerca coordinato da Francesco Longo, Associate Professor dell’Università Bocconi e da Alberto Ricci, Associate Professor of Practice di Sda Bocconi, identifica le criticità principali del Ssn che, pur proponendosi come servizio sanitario universalistico, risulta incapace di fare fronte ai bisogni crescenti dei cittadini, in particolare della popolazione cronica (pari al 41% dei residenti) e della popolazione anziana non autosufficiente (4 milioni di persone). L’universalismo dichiarato dal Ssn, con l’idea irrealistica di dare qualsiasi prestazione a tutti in tempi brevi, non essendo governato, finisce per genere un effetto opposto a quello voluto: la possibilità o meno di ottenere una prestazione è lasciata di fatto al cittadino, alla sua rete e alle sue risorse personali, generando un senso di disorientamento e impossibilità di programmazione. Questa logica genera inefficienze e diseguaglianze, con risorse allocate senza un chiaro processo di valutazione.
Per portare la sanità pubblica italiana ai livelli dei grandi Paesi europei servirebbero almeno 40 miliardi. Il Rapporto indica quattro direttrici per rendere sostenibile l'universalismo del Ssn: governare le aspettative; ottimizzare la rete ospedaliera; aumentare le risorse; rivoluzionare la geografia e i formati dei servizi.
Governare le aspettative: esplicitare i limiti del Ssn e ridefinire i criteri di priorità per le prestazioni esigibili è il primo passo fondamentale per allineare le aspettative dei cittadini alle risorse effettivamente disponibili. Identificare i target prioritari, come pazienti cronici o persone con bassa autosufficienza, e comunicare chiaramente le prestazioni garantite, semplificherebbe il sistema e il relativo accesso. In questo modo, si arriverebbe progressivamente ad una maggiore convergenza tra il prescritto e l’erogabile dal SSN.
Ottimizzare la rete ospedaliera riconvertendo le strutture più piccole e frammentate, riorientandole verso i servizi territoriali. Accorpare servizi ambulatoriali e laboratori, soprattutto nelle aree con densità eccessiva di strutture. Intervenire su ospedali di medie dimensioni che non raggiungono i volumi necessari per garantire qualità e sostenibilità. La costruzione o il rinnovo delle case della Comunità rappresenta, per fornire un esempio concreto, una grande opportunità per accorpare servizi territoriali in precedenza dispersi e frammentati.
Aumentare le risorse: adottare strategie già sperimentate in altri Paesi, come l’aumento delle compartecipazioni per alcune prestazioni, oppure l’introduzione di assicurazioni integrative per il loro rimborso, la revisione delle allocazioni di spesa pubblica per aumentare il finanziamento alla sanità; si tratta, in tutti i casi, di proposte non semplici da tradurre nell’attuale contesto politico e sociale italiano.
Rivoluzionare la geografia e i formati dei servizi: digitalizzare i servizi sanitari specializzati attraverso la diffusione di strumenti di autocura per i pazienti cronici e l’implementazione di sistemi di telemedicina, ad esempio per le visite specialistiche. Ridisegnare i ruoli professionali favorendo la collaborazione orizzontale e una maggiore integrazione tra competenze nuove e ordini professionali tradizionali, ad esempio introducendo figure quali il case manager amministrativo del service center per la presa in carico della cronicità.
"La sanità italiana è a un punto di svolta: l’Italia è ormai il secondo Paese più anziano al mondo, la spesa sanitaria è rimasta costante nel tempo, mentre le esigenze dei cittadini continuano a evolversi e questi si aspettano un servizio sostenibile ed efficiente - ha dichiarato Francesco Longo, Responsabile scientifico del Rapporto Oasi -. La realtà è però sotto gli occhi di tutti: il Ssn presenta evidenti contraddizioni che peggioreranno in mancanza di una rivoluzione nelle logiche di governo del sistema, indebolendo il tessuto delle aziende del Servizio sanitario nazionale".
Per Alberto Ricci, Coordinatore Rapporto Oasi, "La consapevolezza delle evidenze dello scenario attuale, seppur critiche e complesse, è il primo strumento che i manager del Ssn hanno per continuare a crescere e ad essere generativi. Il nostro Rapporto offre le basi per avviare il confronto tra tutti gli attori del sistema sanitario italiano e, auspicabilmente, imprimere una nuova rotta dai più alti livelli del sistema Paese”.
"Il Rapporto Oasi 2024 - scrive il presidente della Fiaso Giovanni Migliore, nella postfazione al Rapporto - sottolinea l’urgenza di scelte concrete e strategiche per il nostro Servizio sanitario nazionale. Attualmente, il dibattito pubblico è troppo focalizzato sui finanziamenti, mentre la vera sfida è utilizzare meglio le risorse disponibili per garantire un sistema efficace e sostenibile”.