Secondo una recente indagine condotta da Trustpilot, piattaforma globale indipendente specializzata in recensioni online, il 78% degli italiani si rivolge al privato per evitare le attese del pubblico. Ma i dati Istat raccontano un’altra faccia della realtà: nel 2024 quasi il 10% dei cittadini ha rinunciato a visite o esami per difficoltà economiche e di accesso. Un doppio binario che evidenzia disuguaglianze crescenti nel diritto alla salute.
Approvati il Dpcm e il Dm che aggiornano i Livelli essenziali di assistenza, con nuove prestazioni, esenzioni e dispositivi. Contestualmente, il Ministero della Salute ha presentato la nuova versione del Piano nazionale della Cronicità, trasmessa alla Conferenza Stato-Regioni per l’intesa. Cittadinanzattiva: “Segnale importante, ma servono aggiornamenti tempestivi e tariffe coerenti per rendere effettive le novità”.
L’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha annunciato la nascita dello Iatis – Centro Nazionale Intelligenza Artificiale e Tecnologie Innovative per la Salute, un polo di ricerca e sviluppo dedicato a promuovere un uso etico e inclusivo dell’innovazione.
La recente analisi della Fondazione Gimbe sulla legge di Bilancio 2026 smonta gli annunci del Governo: l’incremento del Fondo sanitario nazionale è in gran parte già previsto, la quota sul Pil è in calo e le misure risultano frammentate. Nessun rilancio strutturale, carenze di personale e divari regionali aggravano la crisi del Servizio sanitario nazionale. Il sistema sanitario resta una priorità disattesa, mentre continua a perdere centralità e risorse.
La Relazione Cnel 2025 sui servizi pubblici fotografa un Servizio sanitario nazionale in affanno: solo il 48% dei cittadini si dichiara soddisfatto, contro una media Ocse del 52%. Permangono criticità strutturali nei Livelli essenziali di assistenza, nel finanziamento e nelle liste d’attesa. Le risorse, denuncia il Cnel, continuano a rispondere più ai vincoli macroeconomici che ai reali bisogni di salute, mentre i divari territoriali restano profondi.