EvdConcessa la rimborsabilità in Italia a Cilta-cel (ciltacabtagene autoleucel) per il trattamento di pazienti adulti con mieloma multiplo recidivato e refrattario che hanno ricevuto almeno una precedente terapia, inclusi un agente immunomodulante e un inibitore del proteasoma, nei quali si è verificata progressione della malattia durante l’ultima terapia e sono refrattari a lenalidomide.

La Società italiana di cure palliative (Sicp) celebra i suoi quarant'anni dalla fondazione, avvenuta a Milano il 5 giugno 1986. In questo arco di tempo, la Sicp si è trasformata da nucleo pionieristico a punto di riferimento scientifico e istituzionale, promuovendo un cambiamento culturale profondo: l’idea che la medicina non debba solo guarire, ma prendersi cura della persona in ogni fase, specialmente in quella più fragile.

Quale percentuale di adulti di età pari o superiore a 60 anni può interrompere con successo il trattamento con levotiroxina? Uno studio, pubblicato su Jama, ha cercato di dare una risposta. Lo studio, prospettico, a gruppo singolo, ha incluso adulti residenti in comunità di età pari o superiore a 60 anni che assumevano levotiroxina a dosaggio stabile (≤150 µg/die) da almeno un anno e presentavano un livello di Tsh inferiore a 10 mUI/L. Lo studio è stato condotto in 58 ambulatori di medicina generale nei Paesi Bassi.

EvdAggiunto a una terapia ottimizzata per il controllo del colesterolo Ldl (C-Ldl) evolocumab riduce in modo significativo il rischio di primi eventi avversi cardiovascolari maggiori nei pazienti ad alto rischio, senza aterosclerosi significativa e con diabete. Questi i risultati che provengono dall’analisi di 3.655 pazienti, senza aterosclerosi significativa e con diabete, seguiti per 4,8 anni nello studio Vesalius-Cv presentati al 75° Congresso Annuale dell’American College of Cardiology (Acc) e pubblicati contemporaneamente sulla rivista scientifica Journal of the American Medical Association.

E' stata pubblicata la nuova edizione delle linee guida per il trattamento della sepsi. Stilata dalle Società europea e americana di medicina di terapia intensiva (European Society of Intensive Care Medicine, Esicm) e Society of Critical Care Medicine, Sccm) punta l’attenzione su alcuni aspetti cruciali, dalla tempestività nella somministrazione dell’antibiotico, all’impiego ragionato dei test diagnostici rapidi, alla de-resuscitazione del paziente per rimuovere i liquidi in eccesso.

EvdA dimostrarlo uno studio pubblicato su European Urology, che chiarisce che dosi più alte di radiazioni non sembrano offrire benefici aggiuntivi.La ricerca ha coinvolto 350 pazienti con rialzo del Psa dopo prostatectomia radicale, randomizzati a ricevere una dose convenzionale di radioterapia o una dose più alta. Dopo oltre 8 anni di follow-up, si è registrato in entrambi i gruppi lo stesso tempo in cui il valore di Psa è rimasto stabile, senza differenze significative anche in termini di sopravvivenza globale e di avvio della terapia ormonale.