Riceviamo e volentieri pubblichiamo alcune riflessioni di Michele Cristiani Medico di medicina generale, Andria (BT) su quanto l’Ente propone, in termini di fiscalità, per permettere ai Mmg di restare in convenzione fino a 72 anni. Una proposta che Cristiani boccia con una controposta.
Sul sito dell’Enpam e da una email inviatami dall’Entevengo informato sull’opportunità di rimanere in convenzione fino ai 72 anni, ovviamente in regime di libera scelta. Dopo aver letto il testo e le considerazioni del Presidente Oliveti circa la fiscalità che l’Ente propone nei due anni di permanenza, si è disgustato da tale proposta indecente, si chiede da un lato un impegno sociale e di aiuto al Ssn e come regalino un salasso di tasse attraverso il cumulo della pensione e le competenze della convenzione. Per coloro che decidessero di rimanere altri due anni in convenzione, il sottoscritto propone le seguenti condizioni:
- pensione erogata al 100 per cento sottoposta a tassazione in vigore,
- reddito da convenzione di due anni alla tassazione forfettaria del 15 per cento come da partita IVA,
- pagamento quota Enpam erogata solo dalla ASL e no per il medico.
- massimale tra 700 e 1.000 salvo in casi eccezionali di mancanza di medici.
Piangersi addosso ora per coloro, che affermano con la frase "sono dieci anni che stiamo denunciando” la mancanza dei medici, ma che in realtà non hanno mosso un dito nemmeno difronte alla palese violazione del diritto allo studio. Le istituzioni sono state assenti a cominciare da quelle professionali dei Medici. Hanno accettato con passività che gli studenti italiani, chi se lo poteva permettere, di studiare all’estero, hanno permesso il proliferarsi di organizzazioni per la preparazione al concorso di ammissione, la vendita dei libri con i quiz, non hanno vegliato sulla regolarità dei concorsi, studenti che hanno superato le prove con le radio trasmittenti, domande errate dal ministero ecc.
Ci si meraviglia se saremo curati da cinesi, indiani, cubani ecc., senza nulla togliere alla loro professionalità.
Si continua ad utilizzare per l'Università il numero chiuso e non il numero programmato come recita la legge firmata da D’Alema e Zecchino nel 1999 perché fa comodo a tutti, politici e no, di non essere stati capaci di programmare i bisogni della sanità nell’arco di almeno dieci anni. Oggi tutti si lamentano, cercate, piuttosto, i responsabili di questa incresciosa situazione.
Michele Cristiani
Medico di medicina generale, Andria (BT)
Medico di medicina generale, Andria (BT)