“Non possiamo stare più in silenzio sul ripetersi di episodi di violenza contro i medici di famiglia, che nella pandemia sono stati esposti a grandi rischi, pagando in molti casi con la vita il loro impegno professionale sul campo”.
“Questa ennesima aggressione conferma una tendenza che da tempo descrive i medici di famiglia come nullafacenti, che non hanno voglia di lavorare, arrivando finanche a dipingerli come coloro che non risponderebbero alle telefonate dei loro pazienti; niente di tutto vero. La campagna di denigrazione contro i medici, invece, contribuisce ad alimentare reazioni rabbiose dei pazienti come quelle avvenute a Volla”.
“Bisogna, per queste ragioni, ricostruire su basi nuove il rapporto fiduciario tra medico e paziente, che deve essere basato sul rispetto e sulla solidarietà; allo stesso tempo, però, abbiamo il dovere di denunciare pubblicamente queste aggressioni per tutelare e difendere tutti i medici”.
“Occorre, conclude De Lucia, un impegno delle istituzioni di prossimità (Regione e Comuni) per permettere che la professione medica venga esercitata, così com’è avvenuto negli ultimi 50 anni, con amore e con passione verso i pazienti. Ci sembra, ormai, chiaro che non bastono solo le leggi a tutelare dalle violenze i medici e gli esercenti delle professioni sanitarie, ma occorrono misure aggiuntive di tutela e di protezione per tutti i medici e per tutti i sanitari”.