“Le caratteristiche ‘esclusive’ della MG - scrive a M.D. Digital Francesco Peyronel, medico iscritto al CFSMG della Regione Toscana - sono elencate in un documento redatto da WONCA, che ne sancisce l’unicità, senza tuttavia fare alcun riferimento all’impossibilità di identificare delle discipline ad essa affini. Chi disciplina e organizza i CFSMG osteggia l’idea che altri specialisti possano ricoprire incarichi di medicina generale”. Nel frattempo quasi un milione e mezzo di italiani si trova senza Mmg, “le AUSL assegnano sempre più spesso a medici non specializzati, o addirittura neolaureati, incarichi temporanei di questo tipo. Credo sia il caso di trovare soluzioni più incisive rispetto a quelle che caratterizzano il dibattito professionale intorno a tale tematica”.
La missiva
Si parla di quasi un milione e mezzo di cittadini italiani senza medico “di base”. Questo è il risultato di decenni di politiche distratte e di calcoli fatti male, o semplicemente non fatti. E ora la questione si fa seria: ci aspettano anni in cui, a fronte di moltissimi pensionamenti, avremo un ricambio generazionale totalmente insufficiente, tanto che, pur ammesso che venga subito implementato il numero delle borse di studio per le scuole di specializzazione e per i CFSMG, è ragionevole immaginare che ci vorranno un paio di lustri prima di ritrovare una qualche forma di equilibrio. E tutto questo sperando che il Covid decida finalmente di lasciarci “in pace” a partire dal prossimo inverno.
Da anni si discute delle ignobili disuguaglianze che categorizzano la formazione dei medici di medicina generale come una specializzazione “di serie B”, ma ogni volta che si cerca un confronto su questa ed altre diatribe, i medici che disciplinano e organizzano i CFSMG si nascondono dietro a quanto sancito da WONCA, che in un proprio documento elenca le caratteristiche “esclusive” della medicina generale. Tuttavia, passando dalla teoria alla pratica, ci troviamo immersi in un profondo paradosso: data la preoccupante carenza di MMG, le AUSL si trovano sempre più spesso a bandire incarichi temporanei della durata massima di 12 mesi, ruoli che spesso finiscono per essere assegnati a medici non specializzati o, addirittura, neolaureati. Se è davvero indispensabile un diploma di specializzazione in medicina generale per poter svolgere al meglio questo lavoro, come è possibile che medici privi di una formazione “idonea” abbiano la possibilità di ricoprire questo tipo di incarichi?
In Italia abbiamo a disposizione una platea di medici ottimamente formati e con esperienza, professionisti che potrebbero dare un contributo indescrivibile alla medicina territoriale qualora gliene venisse data l’opportunità. Si tratta di risorse disponibili immediatamente, non tra cinque o dieci anni. La soluzione è semplice: basterebbe aggiornare la tabella delle discipline affini alla medicina generale, chiarendo quali altri specialisti debbano essere considerati idonei a concorrere per un incarico di quel tipo, ovviamente subordinandoli nelle graduatorie ai medici che hanno conseguito una formazione specifica in tale disciplina.
La prognosi della medicina generale italiana, ahimè, sembra infausta: se davvero vogliamo evitare di vederla soccombere, se davvero le istituzioni e la politica credono nel ruolo centrale che essa ha all’interno del sistema sanitario nazionale, forse è giunto il momento di trovare soluzioni più incisive, anche se questo comporta la necessità di scontrarsi con chi fino ad oggi ha difeso i privilegi di pochi, mettendo in secondo piano il diritto alla salute e all’assistenza dei cittadini.
Francesco Peyronel
Medico iscritto al CFSMG della Regione Toscana