Il dibattico sul futuro della medicina generale in Italia si arricchisce di un nuovo, significativo tassello. Una lettera aperta indirizzata ai componenti delle Commissioni Affari Sociali e Sanità di Senato e Camera esprime un convinto supporto alla proposta di riordino dell'assistenza primaria territoriale recentemente trasmessa dal Ministro della Salute, Orazio Schillaci, alle Regioni e alle Province autonome. 
Il documento, siglato dalla Simccp (Società Italiana di Medicina di Comunità e delle Cure Primarie) e dalle organizzazioni aderenti all'Alleanza per la Riforma delle Cure Primarie in Italia, fotografa una transizione demografica e professionale ormai in atto: la forte crescita della componente femminile e dei professionisti più giovani tra i Medici di medicina generale (Mmg). 
Al centro della riforma non c'è il superamento del legame di fiducia con il cittadino, bensì l'introduzione di un modello a "doppio canale". Da un lato viene mantenuto e riformato l'attuale regime convenzionale; dall'altro si introduce la possibilità, su base volontaria e programmata, di esercitare come dipendenti del Ssn all'interno delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità.
Le associazioni firmatarie respingono con fermezza il timore che il rapporto fiduciario possa incrinarsi: "Esso non dipende dal mero inquadramento giuridico, bensì dalla qualità della presa in carico, dalla continuità dell'assistenza e dell'appropriatezza delle risposte". 
A supporto di questa tesi vengono citati i modelli della maggior parte dei Paesi europei (tra cui Austria, Francia, Germania e Regno Unito), dove la dipendenza coesiste con la convenzione o risulta addirittura il modello prevalente (come in Spagna, Portogallo e Svezia). 
I numeri del consenso tra i medici. La preferenza verso una strutturazione più solida è supportata da dati precisi riportati nella lettera:
  • Fascia 30-40 anni: il consenso verso l'inquadramento come dipendente raggiunge circa il 60%.
  • Donne medico: il favore verso la dirigenza medica tocca il 50%.
  • Dato generale: circa il 45% dei Mmg di tutte le età si dice favorevole a questa evoluzione. 
Questo orientamento è guidato dalla ricerca di maggiori tutele, di un quadro di diritti certo, di percorsi di carriera definiti e di una prospettiva previdenziale più solida, elementi particolarmente sentiti dalle nuove generazioni. 

Il "duplice paradosso" della formazione
La transizione verso la dipendenza si scontra però con l'attuale frammentazione dei percorsi formativi italiani. La lettera evidenzia un vero e proprio paradosso: 
1. Centinaia di specialisti in Medicina di Comunità e delle Cure Primarie (formati dalle Università) non possono oggi esercitare la Medicina generale né in dipendenza né in convenzione.
2. Specularmente, i medici in possesso del solo Diploma regionale (Cfsmg), pur essendo pienamente idonei alla convenzione, non avrebbero accesso alla dipendenza poiché privi di un titolo di specializzazione. 
Per superare questo vicolo cieco, la proposta avanzata è l'istituzione di una "Scuola di Specializzazione in Medicina Generale, di Comunità e delle Cure Primarie". Questo nuovo percorso universitario dovrebbe nascere dal riordino dell'attuale Scuola di Medicina di Comunità, già attiva in 11 sedi italiane, capitalizzando un patrimonio culturale e scientifico quasi trentennale. 
Per non escludere i professionisti già attivi, si auspica il via libera immediato – sempre su base volontaria – al passaggio alla dipendenza anche per i medici con il solo diploma regionale. In parallelo, viene richiesto un percorso strutturato di integrazione formativa basato sul riconoscimento dei crediti già acquisiti e delle competenze maturate sul campo, volto al conseguimento del titolo di specializzazione necessario per l'accesso stabile alla dirigenza del Ssn. 
L'appello finale rivolto ai parlamentari della 10ª Commissione del Senato e della XII Commissione della Camera sottolinea come l'evoluzione epidemiologica (invecchiamento e cronicità) renda ormai insostenibile il vecchio modello fondato sullo studio medico isolato. La flessibilità del doppio canale viene indicata come la soluzione ideale per dare alle Aziende sanitarie gli strumenti per rispondere ai bisogni reali del territorio, senza creare contrapposizioni ma integrando le diverse professionalità.