EvdIn una recente dichiarazione, rilasciata al Sole 24 Ore, Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed ha sottolineato che l'ipotesi di una dipendenza dei medici di medicina generale lascia aperte una serie di questioni dirimenti. "Con quali finanziamenti chiede Quici -  si intende adeguare i fondi contrattuali? Come si intende rivedere l'attuale limitazione del numero di responsabili di struttura, oggi calcolato sulla base del numero di abitanti? Con quale metodologia verrà definito il fabbisogno di personale, atteso che lo stesso deve rientrare nel tetto di spesa risalente al 2004?.
In altre parole, dal punto di vista contrattuale, i medici ospedalieri temono che questo cambiamento possa influire sulle dinamiche lavorative e sulle risorse disponibili. In particolare si ipotizza che:
  • Si potrebbe creare una competizione per le risorse e per il riconoscimento professionale, generando conflitti tra i diversi livelli di assistenza.
  • I cambiamenti nel modello di lavoro potrebbero portare a una revisione dei contratti per i medici ospedalieri, in particolare per quanto riguarda le condizioni di lavoro, le retribuzioni e i diritti. Ciò potrebbe generare incertezze e preoccupazioni sul futuro delle loro carriere.
  • Si teme che un afflusso di medici di famiglia nel sistema dipendente possa influenzare la qualità dell'assistenza, se non supportato da adeguate risorse e formazione.
  • L'integrazione dei Mmg nel Ssn potrebbe portare ad un aumento del carico di lavoro per i medici ospedalieri, che potrebbero dover gestire un numero maggiore di pazienti o casi complessi.
  • La transizione comporterebbe una riorganizzazione dei servizi sanitari, con la necessità di coordinare meglio l'assistenza tra Mmg e specialisti. Questo richiederebbe nuovi protocolli e una maggiore collaborazione, che potrebbero non essere facili da implementare.
Quici si augura che la riforma della medicina del territorio, qualora prevedesse il passaggio alla dipendenza dei medici di famiglia, dia risposte e rassicurazioni su tutti questi temi. "Non vorremmo -sottolinea -  infatti che, considerata la fretta di adottare la riforma per riempire le case di comunita' e non perdere i finanziamenti del Pnrr, questi problemi non fossero stati tenuti in debita considerazione e arginati con i necessari provvedimenti".  
"Da tempo la Federazione Cimo-- precisa - sostiene la necessità di prevedere due contratti paralleli per i medici convenzionati e per i dipendenti, mantenendo dunque l’attuale status giuridico, da non firmare più con la Funzione Pubblica ma con il Ministero della Salute e le Regioni. In questo modo si potrebbero regolare in modo condiviso alcuni aspetti organizzativi e professionali per tutti i medici, pur mantenendo delle doverose peculiarità, aiutando i colleghi a dialogare meglio tra loro e a collaborare in modo più efficiente anche sul territorio”.

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