Alla vigilia dell’incontro sulle liste d’attesa tra Regioni e Agenas, l’assessore alla Sanità del Veneto, Gino Gerosa, torna a puntare il dito sulla scarsa appropriatezza delle prescrizioni. Secondo i dati da lui illustrati, solo il 44% delle visite cardiologiche sarebbe appropriato, mentre il restante 56% “non ha senso di esistere”. Una distorsione che, a suo avviso, basterebbe da sola a dimezzare le liste se la domanda fosse meglio governata. Da qui la proposta: affidare ai medici di famiglia la prenotazione diretta al Cup delle visite specialistiche necessarie.
A ricordare che l’idea non è nuova è Giuseppe Palmisano, segretario della Fimmg-Veneto: "La proposta di Gerosa l’aveva già lanciata nel 2017 il suo predecessore, Luca Coletto, ma è stata stroncata sul nascere. Non è percorribile, a meno che non la si sperimenti nelle Medicine di gruppo integrate e solo sulle prestazioni B, da erogare entro 10 giorni. Sono quelle che mandano in tilt i Cup. Ma così si creerebbero pazienti di serie A e di serie B".
Per il sindacato, la vera soluzione è un’altra: rafforzare il collegamento tra medici di famiglia, Distretti e - appena operative-Case di Comunità, così da spostare prime visite e diagnostica di base in strutture territoriali adeguate. "In questo modo - spiega Palmisano - una prima visita o una risonanza si potrebbero effettuare direttamente in quelle sedi, alleggerendo non solo le liste d’attesa ma anche i Pronto soccorso".
La Fimmg avanza infine una seconda proposta: consentire ai medici di medicina generale di concedere l’esenzione dal ticket a ipertesi e diabetici, evitando che i pazienti debbano rivolgersi agli specialisti solo per un passaggio burocratico. Una misura che, secondo il sindacato, ridurrebbe accessi inutili e libererebbe risorse per le visite realmente necessarie.