La protesta dei medici di medicina generale entra in una nuova fase e dall’Abruzzo si trasforma in un segnale politico nazionale. Centinaia di Mmg aderenti alla Fimmg hanno manifestato a Pescara davanti alla sede dell’assessorato regionale alla Sanità per chiedere il rinnovo dell’Accordo integrativo regionale, fermo da circa vent’anni, e per ribadire la contrarietà alla riforma della medicina generale collegata al nuovo assetto dell’assistenza territoriale previsto dal Dm 77.
La mobilitazione arriva dopo il Consiglio nazionale della Federazione del 16 maggio, che aveva già sancito lo stato di agitazione della categoria contro l’ipotesi di rimodulazione del ruolo dei medici di famiglia. L’iniziativa abruzzese rappresenta così il primo banco di prova concreto della protesta nazionale. Nel mirino dei medici ci sono sia il mancato aggiornamento organizzativo della medicina territoriale abruzzese sia l’impostazione della riforma nazionale. Secondo la Fimmg, senza un nuovo Air diventa impossibile modernizzare davvero l’assistenza sul territorio, rafforzare le Aggregazioni funzionali territoriali, sostenere gli studi medici con personale e strumenti adeguati e alleggerire il peso burocratico che grava sui professionisti.
Dal sindacato arriva anche la richiesta di riconoscere pienamente il ruolo centrale dei medici di famiglia nel sistema sanitario regionale e nazionale. “Non sono più accettabili rinvii”, sottolineano i rappresentanti della Fimmg Abruzzo nel comunicato, chiedendo risorse dedicate alla medicina territoriale e misure che consentano ai professionisti di tornare a svolgere attività clinica anziché funzioni amministrative.
Ma il cuore dello scontro resta la riforma nazionale della medicina generale. La Federazione contesta soprattutto il modello definito di “ibridizzazione contrattuale”, che a giudizio del sindacato limiterebbe progressivamente l’autonomia della medicina convenzionata senza però alleggerire responsabilità, costi organizzativi e rischio professionale in capo ai medici. Secondo la Fimmg, il nuovo assetto rischierebbe inoltre di creare differenze territoriali nell’organizzazione dell’assistenza e di rendere ancora meno attrattiva la professione per i giovani medici. Particolarmente criticata la previsione della nuova specializzazione in Medicina generale accompagnata però dalla possibilità, per specialisti di altre discipline affini, di svolgere le funzioni del Mmg. Una scelta che, secondo il sindacato, finirebbe per depotenziare il valore stesso della specializzazione appena istituita.
Il sindacato ribadisce di non essere contraria a una riforma della medicina territoriale, ma chiede che il cambiamento venga costruito insieme ai medici di famiglia e non imposto unilateralmente. L’obiettivo dichiarato resta quello di rafforzare prossimità delle cure, presa in carico della cronicità e integrazione con il Ssn, evitando però soluzioni che possano indebolire la continuità assistenziale. Per la Fimmg, infatti, le conseguenze più pesanti rischiano di ricadere sui cittadini, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli comuni: meno medici di famiglia significherebbe minore accessibilità alle cure, riduzione della prossimità assistenziale e ulteriore aggravamento delle disuguaglianze territoriali.