La Medicina territoriale della Campania ha fatto sentire la propria voce contro il Progetto di legge a prima firma del deputato Benigni (Fi), che punta a riscrivere radicalmente le modalità di lavoro dei medici di famiglia. Lo Smi (Sindacato medici italiani) regionale ha promosso un sit-in di protesta in via Verdi, a Napoli, denunciando un provvedimento giudicato "altamente lesivo" per la categoria e per la qualità dell’assistenza territoriale.
Il cuore della contestazione riguarda la nuova articolazione dell'impegno orario prevista dalla proposta (firmata anche dai deputati Cappellacci, Patriarca e De Monte): 20 ore di attività in studio e 18 ore settimanali nelle Case di comunità o nelle strutture delle Asl.
“Non comprendiamo come si possa sostenere che le attività degli studi dei medici di medicina generale si possano racchiudere in venti ore a settimana”, ha dichiarato Giovanni Senese, segretario regionale Smi Campania. “Chi lavora nel settore conosce molto bene che l’attività dei medici di famiglia raggiunge già oggi quaranta o cinquanta ore a settimana, se si tiene conto di tutto il lavoro di back office e dell’impegno legato all’assistenza domiciliare”.
Secondo lo Smi, la riforma Benigni concretizzerebbe un rapporto di lavoro ibrido: una forma di dipendenza di fatto che però non garantisce lo status e le garanzie tipiche del pubblico impiego. “Si tratta di un rapporto di lavoro di dipendenza mascherato, ma privo delle opportune tutele come il riconoscimento della maternità, dell’infortunio sul lavoro o delle ferie”, ha incalzato Senese. “È una proposta irricevibile perché espone i medici a un sicuro burnout e finisce per disincentivare i giovani medici a intraprendere la professione, alimentando l'esodo dal settore”.
In risposta a questa visione, lo Smi ha promosso, a partire dalla fine di marzo, una consultazione nazionale pubblica sulla tipologia di contratto auspicata dai medici italiani, iniziativa che ha già raccolto migliaia di risposte.
“La politica deve ascoltare chi è impegnato nella medicina del territorio se vuole porre un argine all’abbandono della professione ed evitare che milioni di italiani rimangano senza medico”, ha concluso il segretario regionale. “Lo Smi non permetterà che si distrugga lo stato sociale, privando i cittadini del loro medico di famiglia”.
Per il medico di medicina generale, la posizione dello Smi Campania evidenzia il timore che l’obbligo di prestare metà del monte orario all'interno delle Case di comunità possa trasformare la professione in un ruolo puramente esecutivo e burocratico. Il rischio paventato è la perdita dell'autonomia organizzativa dello studio professionale, con un conseguente indebolimento di quel rapporto di fiducia unico che lega il medico al proprio assistito.