La medicina territoriale deve cambiare volto per non soccombere alla crisi di attrattività. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo in videocollegamento con il Festival euromediterraneo dell’Economia a Napoli, ha descritto quella che si preannuncia come una vera trasformazione del settore, fondata sulla formazione universitaria e su modelli strutturali inediti. "Oggi sempre meno giovani scelgono di fare il medico di base, è una professione in crisi e credo che vada rivista", ha ammesso Schillaci. Il Ministro ha individuato nel passaggio alla specializzazione universitaria la chiave per recuperare appeal: "I giovani devono avere lo stesso trattamento, sia per il titolo accademico che economico, di chi sceglie un’altra specializzazione". Oltre alla formazione, il titolare del Lungotevere Ripa ha puntato sulla riorganizzazione del lavoro: "Dobbiamo vedere i medici lavorare in gruppo e impegnati nelle Case di comunità, riducendo gli aspetti burocratici per recuperare il rapporto con i pazienti". Tra il dire e il fare
Se le parole del Ministro tracciano una direzione ambiziosa, l'analisi dei fatti evidenzia diverse criticità nel percorso di attuazione:
Il nodo finanziario: Nonostante l'annuncio sull'equiparazione economica, l'ultimo Decreto-Legge n. 33/2026 (Decreto Accise) ha recentemente disposto un taglio di 86 milioni di euro al Ministero della Salute. Una contrazione di risorse che rende complesso finanziare, nel breve periodo, le borse di studio universitarie per i futuri Mmg.
⦁ L'incognita organizzativa. Il Ministro sollecita l'impiego nelle strutture del Pnrr, ma il modello contrattuale resta terreno di scontro. Sulla proposta Benigni pesa il monito del Movimento per la Dirigenza: il rischio di dimissioni di massa è concreto di fronte a modelli giudicati insostenibili. Al momento, il settore appare bloccato in un pericoloso stallo, con un fronte sindacale frammentato e una visione tra Ministero e Regioni che fatica a trovare una sintesi operativa.
⦁ La burocrazia. Sebbene Schillaci richiami la necessità di liberare i clinici dalle scartoffie, i carichi amministrativi restano elevati e gravano interamente sulle spalle dei professionisti in assenza di nuovi investimenti per il personale di supporto negli studi.
Pnrr e Liste d’attesa
Il Ministro ha infine confermato che i tempi del Pnrr sono rispettati, pur segnalando disparità regionali. Sulle liste d'attesa, ha rivendicato l'aumento delle prestazioni erogate (con punte del +20% in alcune aree), richiamando però anche la responsabilità dei cittadini nel gestire correttamente le prenotazioni attraverso il Cup.
La sfida lanciata da Napoli è chiara: trasformare il medico di famiglia in uno specialista inserito in un sistema moderno e meno burocratico. Per chi opera quotidianamente sul territorio, resta da capire se a questa visione seguiranno atti normativi e coperture finanziarie concrete.