Un investimento di 85 milioni di euro per entrare nel settore della produzione dei farmaci biologici. È quanto sostenuto da Chiesi per la costruzione del nuovo Biotech center of excellence a Parma, presentato di recente in occasione dell’avvio ai lavori che lo renderanno operativo dal 2024.

Il nuovo hub sarà specializzato nello sviluppo e produzione di principi attivi come anticorpi monoclonali, enzimi e altre proteine e impiegherà 105 persone in posti di lavoro altamente qualificati, richiamando in Italia talenti e competenze tecniche cruciali per lo sviluppo di un know-how specializzato.

Il Centro sarà attivo sia nel campo delle drug substances (sostanze per uso farmaceutico), per quanto riguarda le malattie rare, ma anche nel processo di Fill & Finish (riempimento e finitura). L’impianto, infine, sfrutterà tecnologie e soluzioni innovative per garantire la massima sostenibilità ambientale, all’interno del più ampio impegno del Gruppo Chiesi nell’adozione del 100% di energia rinnovabile e nella progressiva riduzione delle emissioni di gas serra per raggiungere il net zero entro il 2035.

“Siamo orgogliosi di questo nuovo polo d’eccellenza”, sottolinea Alberto Chiesi, presidente del Gruppo Chiesi. “Per noi è da sempre fondamentale investire nella ricerca con l’obiettivo di far diventare il nostro Paese e l’Europa, reali protagonisti in materia di produzione e accesso all’innovazione. La creazione del Biotech center of excellence si posiziona anche come risposta alle difficoltà portate dalla pandemia, che ha evidenziato la necessità di migliorare la resilienza del sistema sanitario, nel segno di una maggiore sostenibilità. Oggi, infatti, soltanto il 22% di tutti i nuovi trattamenti sviluppati a livello mondiale ha origine in paesi europei e questo è in parte causato dal rallentamento della crescita degli investimenti in ricerca e sviluppo in tutto il territorio.

Antonio Magnelli, head of global manufacturing division del Gruppo Chiesi: “Con il Biotech center Chiesi intende internalizzare il suo know-how per avere un impianto di ricerca e produzione efficace, capace di sviluppare nuovi farmaci e favorire l’integrazione con l’impianto manifatturiero presente sul nostro territorio. L’obiettivo è quello di diventare un centro di eccellenza per quanto riguarda le nostre molecole. Il Biotech center sarà avanzato dal punto di vista delle biotecnologie e sarà sviluppato con le stesse prerogative degli altri impianti dell’azienda. Investire nel settore dei farmaci biotecnologici significa puntare sulla medicina del futuro, in altre parole prepararci a rispondere ai nuovi bisogni terapeutici della popolazione”.

Francesca Usberti, responsabile del Pharmaceutical development in ricerca e sviluppo di Chiesi: "Qui a Parma lavoriamo per cercare di sviluppare delle terapie innovative in ambito biotecnologico. Questo centro si contraddistingue per un’unicità importante nelle realtà produttive italiane, che è quella di aver associato alla parte produttiva la ricerca e sviluppo che è distante da qui circa un chilometro. Quindi ci possiamo avvantaggiare di una competenza molto importante in ambito produttivo associata al tipico approccio di ricerca che ha contraddistinto Chiesi da sempre”.

Conclude Marcello Cattani, presidente di Farmindustria: “Da parmigiano non posso che essere soddisfatto dell’investimento di Chiesi, in una Regione che riunisce circa cinquemila addetti nel settore farmaceutico e che conta investimenti per circa 520 milioni di euro. La famiglia Chiesi con grande lungimiranza continua a investire sul territorio per sviluppare farmaci biotecnologici e portare la salute degli italiani e dei pazienti verso nuovi traguardi di benessere, dimostrando grande coraggio. Non possono, però, esserci investimenti senza una visione strategica che metta la salute a un livello essenziale per lo sviluppo economico e tecnologico del Paese e incentivi la filiera pubblico-privato. Siamo la prima industria in Europa per valore di produzione e dobbiamo riuscire ad attrarre nuovi talenti. Dobbiamo superare vecchi ostacoli come il payback, la governance della spesa farmaceutica. Viviamo in un Paese che oggi rischia di andare al 6% dell’incidenza della spesa sanitaria sul Pil, siamo l’ottava economia ma fanalino di coda nel finanziare la salute e la spesa farmaceutica. Quei tetti oggi sono superati e dobbiamo vedere la salute come un investimento e non come un costo”. 



 

 

 

Nicola Miglino