Un nuovo studio scientifico, frutto della collaborazione tra l'Università della Finlandia Orientale e l'Università di Helsinki, ha gettato luce su un meccanismo d'azione aggiuntivo dell'antidepressivo ampiamente utilizzato fluoxetina. I risultati, pubblicati di recente da Neuropsychopharmacology, indicano che la fluoxetina fa più che aumentare i livelli di serotonina: essa modifica il modo in cui le cellule cerebrali gestiscono l'energia e rimodellano le loro connessioni, promuovendo potenzialmente la plasticità cerebrale.I ricercatori, utilizzando il profilo trascrittomico specifico per tipo cellulare, hanno scoperto che dopo due settimane di trattamento, una classe particolare di cellule nervose, gli interneuroni parvalbumina-positivi (PV+), situati nella corteccia prefrontale (Pfc), mostravano una minore rigidità. Gli interneuroni PV+ sono fondamentali per mantenere in equilibrio l'attività cerebrale.
A livello cellulare, sono state osservate due modifiche principali:
1) cambiamenti mitocondriali: i mitocondri degli interneuroni PV+ hanno mostrato una ridotta espressione dei geni legati alla produzione di energia; parallelamente, i geni relativi alla plasticità sono risultati sovraregolati (upregulated);
2) indebolimento strutturale: Le reti perineuronali (Pnn), strutture protettive che normalmente limitano la plasticità, si sono indebolite.
Queste alterazioni combinate potrebbero consentire al cervello di accedere a uno stato più plastico o adattabile. Questo è significativo poiché la depressione è correlata a circuiti neurali eccessivamente rigidi che oppongono resistenza al cambiamento. Ammorbidendo questi circuiti e modificando la funzione dei mitocondri, la fluoxetina potrebbe aprire una "finestra di plasticità o flessibilità" nel cervello.
Lo studio suggerisce una nuova comprensione del recupero dalla depressione: secondo il ricercatore senior Juzoh Umemori, gli antidepressivi non solo sollevano l'umore, ma offrono anche al cervello la possibilità di ricablare i propri circuiti alterando i suoi sistemi energetici. Inoltre, le modifiche mitocondriali e l'indebolimento delle Pnn potrebbero servire come nuovi marcatori biologici per guidare e migliorare i trattamenti futuri, sebbene i legami causali tra questi cambiamenti debbano ancora essere chiariti.
Bibliografia
Jetsonen E, et al. Chronic treatment with fluoxetine regulates mitochondrial features and plasticity-associated transcriptomic pathways in parvalbumin-positive interneurons of prefrontal cortex. Neuropsychopharmacology 2025. doi: 10.1038/s41386-025-02219-8.