"I Cau non sono Pronto soccorsi bonsai, ma sono dei servizi territoriali, degli ambulatori della Guardia Medica alternativi al medico di medicina generale". Lo ha detto il segretario della Fimmg dell'Emilia-Romagna, Daniele Morini, secondo quanto riporta il quotidiano La Gazzetta di Modena, in merito ai Centri di assistenza e urgenza (Cau) messi in campo dalla Regione per rispondere alla gran parte dei bisogni e delle urgenze a bassa complessità clinica e assistenziale. Una precisazione che, secondo Morini, è necessaria e nasce dal fatto che: "In Emilia Romagna chiuderanno otto Pronto soccorsi e che la Regione ha il problema di sostituirli con altri servizi". Mentre i Cau, secondo quanto delineato dalla Regione, prevedono "la diagnostica di primo livello e i fast track", ovvero percorsi preferenziali per i pazienti che ricevono una diagnosi e si possano rivolgersi direttamente agli specialisti. Strumenti che per il momento non sono ancora stati attivati pienamente, secondo quanto sottolineato da La Gazzetta di Modena.
I primi 30 Centri di Assistenza e Urgenza  dovrebbero partire a fine 2023 e fanno parte della più ampia riorganizzazione delle cure primarie territoriali e del sistema di emergenza-urgenza regionale. Rappresentano infatti  un nuovo modello di sanità territoriale potenziata pensato per rispondere alla gran parte dei bisogni e delle urgenze a bassa complessità clinica e assistenziale, sgravando così i Pronto soccorso, dove far confluire solo i casi più gravi. Per una presa in carico più veloce e appropriata. Sono strutture territoriali - a regime almeno una per ogni Distretto sanitario - dotate di équipe medico infermieristiche adeguatamente formate, che, quando il percorso sarà completato, saranno attive H24 7 giorni su 7, con un bacino d’utenza tra 35.000 e 75.000 abitanti. L’obiettivo, infatti, è garantire a tutti i cittadini la cura migliore e un percorso di assistenza personalizzato, in tempi rapidi e senza lunghe attese.
“I Centri di Assistenza e Urgenza - ha sottolineato l’assessore alle Politiche per la salute dell'Emilia Romagna, Raffaele Donini - danno una risposta più veloce ai pazienti con basse criticità, ma la qualità della presa in carico, del servizio e della cura non cambiano. Anzi, siamo convinti che questa riorganizzazione possa migliorare ulteriormente sia l’appropriatezza, sia i tempi della presa in carico, tanto per le emergenze, che continueranno ad essere gestite unicamente nei Pronto soccorso, quanto per le urgenze, che troveranno risposta adeguata nei Cau”. Per Donini si tratta di un modello profondamente innovativo: "che potrebbe aprire una nuova strada nel Paese, in una fase in cui il Ssn è costretto a cambiare, perché in ballo c’è la sua stessa sopravvivenza. La campagna di comunicazione, avviata dalla Regione,  vuole accompagnare i cittadini lungo questo percorso, che sarà graduale, con tutti gli strumenti possibili, da quelli tradizionali a quelli multimediali”.