Non è più solo la qualità delle prestazioni sanitarie il problema principale percepito dai cittadini, ma l’impossibilità di accedervi in tempi adeguati. È uno dei dati che emergono con maggiore forza dal Rapporto civico sulla salute 2025 di Cittadinanzattiva, presentato a Roma presso l’Auditorium Cosimo Piccinno del Ministero della Salute, durante l’evento “L’incomprimibile diritto alla salute. Riforme in corso, bisogni in attesa”. Il Rapporto civico nasce dall’analisi di oltre 16mila segnalazioni ricevute nel 2024 dai punti di intervento e tutela di Cittadinanzattiva e restituisce una fotografia della sanità vista dai cittadini, con particolare attenzione a prevenzione, assistenza territoriale e accesso alle cure. Accanto a questo, è stato presentato anche il XXIII Rapporto sulle politiche della cronicità, basato su interviste a 1.638 cittadini e pazienti e a circa 100 presidenti di associazioni di malati cronici e rari. Entrambi i testi forniscono una panoramica critica e dettagliata sullo stato del Ssn.
“Il nostro Servizio sanitario nazionale resta l’antidoto più efficace per superare le disuguaglianze e garantire la salute a tutti e a tutte. Vogliamo mettere la sanità e la costruzione della salute pubblica al centro di un dibattito di cui i cittadini siano i protagonisti, con i loro diritti e con le loro responsabilità - ha dichiarato Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva - vogliamo contrapporre alla rassegnazione o al rischio di una profezia che si autoavvera - quella che la malattia del Servizio sanitario nazionale sia talmente grave che lasciarlo morire non fa la differenza - il potere di autonoma iniziativa che l’articolo 118 della Costituzione ci riconosce, e favorire una stagione di confronto con e fra i cittadini, a partire dalla quale proporre un’Agenda civica sulla salute e sul Servizio sanitario nazionale”.
Nel XXIII Rapporto viene denunciata una disomogeneità nell'attuazione della riforma territoriale (Dm 77/2022), con un numero insufficiente di Case e Ospedali di Comunità attivi: solo il 38% delle Case della Comunità risulta operativo e l’accesso effettivo a questi servizi di prossimità resta fermo al 9,9%. Analoghe criticità emergono nell’assistenza domiciliare integrata e nei servizi di prevenzione, con livelli di trasparenza e uniformità molto variabili da Regione a Regione.
Le difficoltà di accesso alle cure – tra liste d’attesa e barriere organizzative – risultano quasi raddoppiate dal 2020 al 2024, arrivando a rappresentare il 47,8% delle segnalazioni raccolte. I dati convergono su un punto: la rinuncia alle cure non è più motivata principalmente da ragioni economiche, ma proprio dalle lunghe liste d’attesa, che rappresentano la prima causa di rinuncia (6,8%). Una criticità che colpisce in modo ancora più pesante le persone con patologie croniche e rare, spesso costrette a sostenere costi aggiuntivi o a interrompere le terapie.
Disuguaglianze territoriali. A pesare è anche la forte disomogeneità nell’attuazione della riforma dell’assistenza territoriale (Dm 77/2022): solo il 38% delle Case della Comunità risulta operativo e l’accesso effettivo a questi servizi di prossimità resta fermo al 9,9%. Analoghe criticità emergono nell’assistenza domiciliare integrata e nei servizi di prevenzione, con livelli di trasparenza e uniformità molto variabili da regione a regione.
Il ruolo insostituibile del medico di famiglia. In questo contesto frammentato, il medico di medicina generale (Mmg) emerge come la figura più accessibile e riconoscibile per i cittadini: il 94,1% dei rispondenti lo indica come primo punto di riferimento. Il rapporto sottolinea come il medico di famiglia svolga un ruolo strategico e non sostituibile nel mitigare i principali “bias” del sistema sanitario: quello di accesso, quello geografico e quello relazionale.
Da un lato, il Mmg rappresenta un presidio di prossimità “incomprimibile”, capace di garantire una risposta immediata laddove la filiera pubblica si inceppa a causa delle liste d’attesa, che per alcune prestazioni possono arrivare fino a 720 giorni. Dall’altro, è chiamato a contrastare la desertificazione sanitaria, in un quadro segnato dalla carenza di specialisti pubblici (54,4% delle segnalazioni) e dalla stessa carenza di medici di medicina generale, indicata dal 20% dei pazienti.
Il ruolo del Mmg diventa ancora più centrale nella gestione della cronicità. Il 43% dei pazienti segnala una discontinuità tra assistenza ospedaliera e territoriale e quasi la metà lamenta una carenza di coordinamento tra i diversi professionisti coinvolti. In questo scenario, il Mmg è chiamato a fungere da coordinatore della presa in carico, promuovendo un approccio multidisciplinare che coinvolga anche infermieri, farmacisti e operatori di prossimità.
Fondamentale è anche la dimensione relazionale: per il 36,1% dei pazienti cronici, il miglioramento dell’aderenza terapeutica passa da un maggior dialogo con il medico curante. Una comunicazione efficace ed empatica diventa così uno strumento essenziale per trasformare il paziente in un soggetto attivo e consapevole del proprio percorso di cura. In questa direzione vanno anche le recenti semplificazioni prescrittive, che consentono al medico di ridurre passaggi burocratici e ostacoli logistici, accelerando l’accesso alle terapie.
Durante l’incontro è stato lanciato anche il Manifesto-appello “Impossibile rinunciare!”, che invita a costruire un’alleanza tra cittadini, professionisti sanitari e istituzioni per garantire un approccio integrato ed equo al diritto alla salute. L’appello chiede interventi urgenti, investimenti adeguati e la piena attuazione dei Livelli essenziali di assistenza.
La sanità italiana, suggeriscono i rapporti di Cittadinanzattiva, assomiglia oggi a un fiume in piena, attraversato da ostacoli e disuguaglianze. Le nuove strutture territoriali sono ponti ancora incompleti; nel frattempo, il medico di medicina generalere resta il traghetto indispensabile, l’unico mezzo immediatamente disponibile per accompagnare i cittadini dal bisogno di salute alla cura. Il futuro del Servizio sanitario nazionale dipenderà dalla capacità di riconoscere, sostenere e rafforzare questo ruolo centrale.