Liste d'attesa, 500 denunce in tre mesi
Il fenomeno, che storicamente affliggeva alcune aree del Paese, si sta progressivamente estendendo anche alle regioni tradizionalmente considerate più virtuose. Oltre ai ritardi, i pazienti segnalano la persistenza di agende chiuse e l'offerta di appuntamenti in strutture eccessivamente distanti dal proprio domicilio, rendendo di fatto inesigibile il diritto alla salute.
Dall'analisi emerge però un dato positivo: una maggiore consapevolezza degli utenti riguardo ai propri diritti. Aumentano infatti le richieste per ottenere prestazioni in regime di libera professione intramuraria al solo costo del ticket, qualora il Ssn non sia in grado di garantire la visita o l'esame nei tempi previsti dalla priorità clinica.
La speranza di una svolta è riposta nella messa a sistema della Piattaforma nazionale per il governo delle liste di attesa, prevista entro giugno 2026. Questo strumento dovrebbe finalmente fornire dati certi e tempi trasparenti per singola prestazione su ogni territorio.
"Per aggredire il problema in modo efficace è fondamentale una fattiva collaborazione fra tutti i livelli istituzionali, nazionale e regionali", ha dichiarato Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva. Secondo Mandorino, questa sinergia deve estendersi anche ad altri ambiti critici, come l'aggiornamento dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) e la definizione del Piano pandemico nazionale.
Il monitoraggio arriva in un momento delicato, segnato dal dibattito sulle autonomie regionali. La preoccupazione di Cittadinanzattiva è che, senza una regia nazionale forte e una collaborazione leale tra i territori, si assista a un "dilagare incontrollato delle disuguaglianze". La cooperazione resta, dunque, l'unica strada percorribile per evitare che la sanità italiana si frammenti ulteriormente, lasciando indietro i cittadini più fragili.
Va considerato anche che tale situazione genera una pressione crescente nello studio medico. Il Mmg si trova spesso a dover gestire il malcontento del paziente e a dover modulare le priorità nelle prescrizioni in un sistema che non sempre risponde con la necessaria tempestività. La maggiore consapevolezza dei cittadini sugli strumenti di tutela (come l'accesso all'intramoenia al costo del ticket) potrebbe diventare un'informazione utile da condividere con i propri assistiti per garantire loro l'accesso alle cure, in attesa che i nuovi strumenti digitali di monitoraggio entrino pienamente a regime.